Ocse: stabile la disoccupazione, preoccupano i giovani

Ocse: stabile la disoccupazione, preoccupano i giovani

Non cresce la disoccupazione nell’area Ocse ad agosto 2016 e rimane stabile al 6,3 per cento. I disoccupati sono 39,4 milioni. Un dato in netto miglioramento rispetto al record peggiore segnato a gennaio 2013 (il calo è di 9,5 milioni unità), ma ancora lontano dai 6,8 milioni in più dell’aprile 2008, quando la crisi era ancora lontana dal mercato del lavoro. Nell’area euro, il tasso di disoccupazione resta invariato da aprile al 10,1 per cento.

Cosa è accaduto nei diversi Paesi Ocse

La disoccupazione, tra i Paesi dell’Eurozona, registra un calo in Lettonia e Olanda dello 0,2 per cento, attestandosi rispettivamente sul 9,3 per cento e sul 5,8 per cento. In Franci, invece, si registra il terzo incremento consecutivo mensile (+0,2 per cento al 10,5 per cento). La disoccupazione in Germania resta a quota 4,2 per cento. Negli Stati Uniti, invece, il dato si attesta su quota 4,9 per cento. Il valore più basso è quello del Giappone (3,1 per cento), il più alto invece è quello registrato in Grecia (23,4 per cento), che segue la Spagna (19,5 per cento).

La situazione in Italia

In Italia, invece, la disoccupazione resta stabile all’11,4 per cento. Si tratta, senza dubbio, di uno dei tassi più elevati che l’Ocse abbia riscontrato tra i suoi Paesi membri. Non va meglio certo per i giovani. In generale, la situazione per i più giovani è molto più complessa in tutti i Paesi Ocse. Buone notizie arrivano dall’area euro, dove la disoccupazione giovanile arriva al 20,7 per cento, toccando un nuovo minimo dopo il 20,8 per cento fatto registrare nel lontano luglio 2009. Preoccupa il dato greco, dove la disoccupazione giovanile è al 47,7 per cento a giugno. A fare compagnia alla penisola greca ci sono anche la Spagna (43,2 per cento) e l’Italia (38,8 per cento).

Naspi, cos’ e chi può richiederla

Per sostenere le persone momentaneamente ai margini del mercato del lavoro, in Italia è stato introdotto con il Jobs Act il Naspi, un assegno di disoccupazione – la cui conoscenza può essere approfondita consultando il portale guidafisco.it – che spetta ai che dallo scorso 1° maggio si ritrovano involontariamente senza un’occupazione dopo aver lavorato almeno 3 mesi. Questo ammortizzatore sociale può essere richiesto da lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e determinato, apprendisti, soci lavoratori di cooperativa che hanno aderito o instaurato un rapporto di lavoro in forma subordinata dopo l’associazione, il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, e anche i lavoratori precari e co.co.co. che hanno versato almeno tre mesi di contributi.

Gli altri ammortizzatori

Il Jobs Act, oltre alla Naspi, ha introdotto altre forme di sostegno al reddito per i soggetti disoccupati. Ad affiancare il sussidio che può essere richiesto con tre mesi di contributi, infatti, c’è anche la Asdi. Si tratta dell’indennità, prevista per lavoratori over 55 con figli minori a carico e reddito Isee inferiore ai 5 mila euro, che spetta per altri 6 mesi se una volta finita la Naspi sono ancora privi di lavoro. il nuovo assegno di ricollocamento, invece, si rivolge a coloro che, finita la fruizione della Naspi, si ritrovino disoccupati per altri quattro mesi. Si tratta di voucher disoccupati, disoccupati parziali e a rischio di disoccupazione da spendere presso enti di formazioni e centri per l’impiego, per corsi di formazione e professionali. Infine, DISCOLL è la nuova disoccupazione collaboratori che spetta proprio ai collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita Iva.

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