| Svezia/ Scontri a Malmoe, cittą con un terzo di cittadini immigrati |
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di Luigi Offeddu Non è certo per quelle 5 auto bruciate, per la molotov tirata contro una scuola e per i 5 giovanissimi finiti in manette che gli scontri accaduti negli ultimi 4 giorni a Malmö, terza città della Svezia, hanno suscitato tanta preoccupazione nel governo. E neppure, forse, per il motivo dichiarato della protesta: la chiusura per sfratto di un centro sociale, da 15 anni adibito a luogo di preghiera per gli immigrati musulmani, e di fatto a moschea, nel rione di Rosengard. Gli anziani della comunità stanno già trattando con la polizia e hanno fatto sapere che non vogliono guai, neppure da certi «squatter» infiltrati; ieri sera sembrava ormai tornata una calma precaria, anche grazie all'arrivo di altri agenti da Göteborg e Stoccolma. E infine, ai poliziotti è stato spiegato che non devono, come sarebbe accaduto, entrare con le scarpe ai piedi e con i cani al guinzaglio nel luogo della preghiera. Così, la radio cittadina dà per molto vicina una soluzione pacifica. Ma la preoccupazione è ugualmente alta per quanto si intravede dietro e intorno a questi scontri: una città, appunto Malmö, che è quella con la più alta percentuale di immigrati in Svezia; un terzo dei suoi 278.000 abitanti sono stranieri - in gran parte originari del Maghreb o dei Balcani - e 60.000 fra essi sono musulmani praticanti. E poi un quartiere, Rosengard (lo stesso dov'è nato e ha tirato i primi calci al pallone il campione Zlatan Ibrahimovic, figlio di un immigrato bosniaco) dove secondo i giornali locali oggi comandano solo le bande dei giovani immigrati di seconda generazione, sfuggiti allo stesso controllo delle loro famiglie. Ci sono statistiche non si sa quanto credibili secondo cui Malmö, città delusa dall'industria tradizionale e già piena di suoi problemi legati alla disoccupazione manifatturiera, avrà nel giro di 10 anni una popolazione in maggioranza musulmana. E tutto ciò in Svezia: Paese che ha toccato nel 2008 il più alto incremento di immigrazione dal 1970, e dove i cittadini nati all'estero o figli di genitori immigrati sfiorano ormai il 20% della popolazione. Il gruppo più numeroso: i finlandesi (176.000) ma il secondo (108.000): gli iracheni.
In questa cornice già calda, è arrivato dunque il pasticcio della moschea sfrattata. In ottobre il padrone del locale, un privato, ha disdetto dopo 15 anni il contratto di affitto con il «Centro di cultura islamica». Gli inquilini hanno sgombrato ma il 24 novembre, al loro posto, si sono accampati nello stesso luogo alcuni giovani: musulmani e non musulmani, e a quanto pare provenienti da un centro sociale della città.
Nel 2007, per motivi mai ben chiariti, si erano già ascoltate parole simili, e pure avevano bruciato i cassonetti per le strade: da allora, la febbre non è mai andata via del tutto. (22 Dicembre 2008)
Fonte: Corriere della Sera Add as favourites (40) | Quote this article on your site | Views: 816 | Print | E-mail
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