di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Akram Adouani
L'Italia è una meta popolare ma non solo per i turisti. Ogni anno, migliaia di immigrati illegali arrivano sulle spiagge italiane, la maggior parte dalla Libia e dalla Tunisia.
Il governo conservatore italiano ha risposto attuando leggi anti-immigrazione più dure ma la situazione sta per esplodere. Roberto Calderoli, un ministro del governo Berlusconi, ha detto: “Quando raggiungono le nostre coste dovremmo mandarli indietro da dove vengono. Non accettarli dalle coste della Libia”.
Alcuni accusano il governo di razzismo e islamofobia, altri credono che gli immigrati siano “un nemico all'interno”.
“Quando siamo arrivati, Perugia era la città che attraeva il maggior numero di studenti. Tutti quelli che venivano in Italia erano studenti. Nessuno veniva per lavorare perchè allora l'Italia non offriva opportunità di lavoro per gli stranieri”, ha detto Altonji Ridwan, direttore del Centro Islamico di Bologna. “Eravamo tutti studenti universitari, soprattutto di medicina, ingegneria e farmacologia. Queste erano le facoltà che attiravano più studenti”.
Ridwan racconta che alla fine degli anni '80 e all'inizio e a metà degli anni '90, lo scopo dell'immigrazione è passato dallo studio alla ricerca di lavoro a causa della situazione economica nei paesi arabi e del terzo mondo.
“Ciò ha causato un problema. Insieme ai buoni musulmani sono venuti anche altri elementi i cui atteggiamenti hanno danneggiato l'immagine dei buoni musulmani qui. Non siamo responsabili del comportamento di queste persone che agiscono in maniera non islamica. Ma l'attenzione è stata concentrata sul loro comportamento scorretto che è stato sfruttato per etichettare tutti i musulmani come violenti, terroristi e trafficanti di droga”, afferma Ridwan.
Islamofobia
Ridwan ricorda che gli italiani un tempo avevano una buona impressione dell'Islam e dei musulmani ma che è cambiata dopo gli attacchi dell'11 settembre. “I mass media di parte hanno portato avanti una campagna a tappeto contro l'Islam e i musulmani in vari paesi, fra cui anche l'Italia. L'attuale ostilità degli italiani nei confronti dell'Islam e dei musulmani non è il risultato delle loro cattive intenzioni verso i musulmani. Deriva invece dalla disinformazione islamofobica e dal pregiudizio dei mass media.”
Neva Cucchi, membro di un centro di supporto per gli immigrati, diche che dagli anni '90 il discorso politico ha collegato la presenza degli immigrati alle questioni di sicurezza. Insieme a questo discorso si è svolto ogni tipo di incontro e di accordo interno all'Unione Europea per giustificare e sostenere la chiusura dei confini europei, ha dichiarato.
“L'islamofobia rientra nella visione creata di un nemico al proprio interno che minaccia la sicurezza e l'identità culturale. Ecco come viene descritto un immigrato musulmano dai nostri mass media e dalla politica. Come un estremista religioso e un terrorista. Come qualcuno che si rifiuta di integrarsi e che minaccia l'identità cristiana del nostro paese.”
“Distruggere la nostra cultura”
Yassin Lafram, un membro dell'Unione delle Organizzazioni Islamiche in Italia, dice che i bolognesi in passato erano pronti ad aiutare i musulmani a trovare un posto dove pregare ma che ora il punto di vista della città riguardo alle moschee è cambiato. “In un paese come l'Italia, e nelle città italiane, una moschea dovrebbe essere un luogo comune. Dovrebbe essere accettata dalla gente in città. Perchè la mosche è un luogo di preghiera”, ha detto.
Ma molti italiani si oppongono all'idea di avere delle moschee nei loro quartieri perchè hanno paura dell'estremismo, del crimine e della violenza.
[…] Giancarlo Gentilini, sindaco di Treviso dichiara: “Le moschee sono centri di affari dove si nascondono i terroristi, dove vengono tramati piani per distruggere la nostra cultura, la nostra eredità, la nostra religione. Non lo tollereremo.”
Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord, partito di destra, dice che c'è un golfo a separare l'Occidente dal mondo islamico. “Dobbiamo capirlo oggi, prima di perdere tutti i nostri valori sociali e legislativi […] Il problema è chiaro: se non è possibile integrare queste persone, perchè loro non rispettano le nostre leggi, allora dovremmo permettere loro di venire o dovremmo farli rimanere nei loro paesi? La risposta è: farli rimanere nei loro paesi”.
Una nuova generazione
Il giornalista televisivo Adil Radoini è venuto in Italia con la sua famiglia quando aveva nove anni e ora sta cominciando a chiedersi se ha fatto la cosa giusta. “Sono venuto in Italia nel 1990. Sono figlio di una famiglia marocchina borghese. Mio padre voleva tentare la fortuna in Europa. Si trattava del sogno di molte persone allora”, ha raccontato.
“Dicono che la crescita economica, ora come ora è meglio in Marocco che in Italia. C'è una grande dinamicità lì. Ci sentiamo come se avessimo scelto il posto sbagliato”.
Radwani crede che la situazione in Italia sia unica perchè l'Islam è arrivato con enormi ondate di immigrazione e l'immigrazione è qualcosa che causa notevoli cambiamenti in una società. “La gente è sempre spaventata dal cambiamento. Ogni giorno, in strada, quando sali su un autobus con la barba o con una faccia che sembra da arabo, puoi sentire che la tensione sale. Tutti sembrano guardarti come se fossi un terrorista. Non solo siamo i primi ad essere incolpati ma si crede anche che gli immigrati succhino la ricchezza del paese”. Radoini crede che non sia una coincidenza l'ascesa dei partiti di destra durante la crisi economica.
“Nonostante tutto ciò, le statistiche mostrano che gli immigrati, che rappresentano circa il 5% della società, producono attorno al 9% della ricchezza del paese. Ciò significa che un immigrato produce il 50%in più di un italiano della classe media. Inoltre, senza i figli degli immigrati, lo sviluppo demografico del paese sarebbe negativamente influenzato”.
“Non dobbiamo dimenticarci che in 20 anni questi bambini pagheranno le pensioni degli italiani. Siamo stati in Italia per molto tempo. Ci sentiamo italiani. Ho passato due terzi della mia vita qui in Italia. Ho imparato cosa vuol dire vivere qui. Sono stanco di essere guardato come uno straniero. Quando sto fuori dal mio paese, sento che il centro del mio mondo è l'Italia, e Bologna”, dichiara Radoini. […]
Prigioni speciali
Cucchi spiega che coloro che vengono trovati senza un permesso di soggiorno regolare vengono messi in centri temporanei di detenzione. Ma molti immigrati non riescono a capire perchè debbano essere tenuti prigionieri per un periodo di tempo indefinito e, di conseguenza, si riscontra un alto tasso di disordini mentali, autolesionismo e suicidi fra gli immigrati detenuti.
“Quando hanno lasciato i loro paesi e sono venuti qui, legalmente o illegalmente, pensavano che sarebbero tornati a casa ricchi, guidando macchine,” spiega Pier Cesare Bori, un professore di filosofia all'Università di Bologna che lavora con gli immigrati nella prigione di Bologna.
“Per loro la prigione è un enorme fallimento. Nella maggior parte dei casi, le loro famiglie non sanno neanche che si trovano in carcere. Noi non chiediamo loro perchè sono stati messi in prigione. Non è affar nostro. Ma la maggior parte di loro sono giovani trafficanti di droga. E anche drogati."
“Quando ho cominciato nel 1998, uno degli insegnanti mi aveva detto che gli arabi sono i più dimenticati qui, in parte per la lingua e in parte perchè loro stessi vogliono nascondersi. Ci dicono vari nomi differenti. Non sappiamo neanche il loro vero nome.”
(12 luglio 2010)
Fonte: aljazeera.net
Traduzione di E.D.