di Omar Sacirbey
Il mese islamico di Ramadan che quest’anno è cominciato il 10 di Agosto, richiede ai musulmani di digiunare e di astenersi dal sesso e da altri piaceri terreni dall’alba al tramonto. E’ considerato un buon momento per entrare in contatto con Dio, per purificarsi dal peccato, per fare buone azioni e per passare tempo con la famiglia.
Un team di professori di economia crede anche che sia un buon periodo per fare affari.
Ahmad Etebari dell’Università del New Hampshire, Jedrzei Bialkowski dell’Università neozelandese di Canterbury e Tomasz Piotr Wisniewski dell’Univeristà inglese di Leicester hanno esaminato i proventi sui titoli azionari fra il 1989 e il 2007 in 14 paesi a maggioranza musulmana e hanno scoperto che durante il Ramadan i proventi mensili sui titoli azionari erano in media del 38% rispetto alla media del 4,28% durante gli altri 11 mesi del calendario islamico. Le implicazioni, ha concluso lo studio, sono ovvie.
“Gli investitori che cercano profitti rapidi nel mondo musulmano dovrebbero provare ad approfittare del digiuno (di Ramadan) acquistando azioni prima dell’inizio del Ramadan e rivendendole alla fine del mese sacro o, preferibilmente, dopo l’Eid al-Fitr” (la celebrazione che segue il Ramadan).
I ricercatori hanno attribuito il picco azionario non all’intervento divino ma all’ottimismo collettivo e all’euforia che conquista le società a maggioranza musulmana durante il digiuno di un mese. I 14 paesi esaminati rappresentano circa metà del miliardo e mezzo di musulmani del mondo.
“Il Ramadan influisce positivamente sulla psicologia dell’investitore poiché promuove sentimenti di solidarietà e identità sociale fra i musulmani del mondo intero, portando a considerazioni ottimiste che si estendono ai proventi degli investimenti”, affermano gli autori del rapporto. “Riteniamo che l’umore ottimista durante il Ramadan porti a sentimenti positivi negli investitori e che ciò abbia un effetto positivo nei mercati azionari nei paesi islamici.”
Mentre gli investitori nei paesi a maggioranza musulmana possono aspettarsi un incremento azionario, gli investitori nei paesi non musulmani, come gli Stati Uniti, dovrebbero essere più cauti poiché il Ramadan non induce lo stesso tipo di euforia nazionale nelle società non musulmane, dice il rapporto. “Gli effetti del Ramadan si materializzano solo quando la società sceglie di partecipare collettivamente a questa esperienza religiosa”, dichiara il rapporto.
Rafi-uddin Shikoh, socio amministratore dell’ufficio di New Jersey della DinarStandard che copre mercati sia nel mondo islamico che in Occidente ha detto di essere rimasto sorpreso dalle conclusioni del rapporto perché le ore lavorative nei paesi musulmani durante il Ramadan tendono a ridursi.
“Lo trovo abbastanza contro-intuitivo”, ha commentato Shikoh. “Il Ramadan tende ad essere un mese molto lento”.
Altri studi hanno concluso che le feste religiose ed altri fattori – i mondiali di calcio e perfino la quantità di luce del sole – possono alterare gli stati d’animo nazionale e influenzare lo stato del mercato azionario. Molti studi hanno documentato dei picchi azionari prima di Natale e del Venerdì Santo.
Scrivendo nel Financial Analyst Journal nel 2004, i ricercatori Laura Frieder e Avanidhar Subrahmanyam hanno scoperto che i proventi sui titoli azionari crescono a Rosh Hashanah (il capodanno ebraico) e nei due giorni precedenti mentre diminuiscono notevolmente per lo Yom Kippur (il giorno dell’espiazione).
La religione è stata usata per spiegare anche altri fenomeni economici. Nel 2003, Rene Stulz della Ohio State University e Rohan Williamson della Georgetown University hanno scoperto che la religione può spiegare la differenza nei diritti dei creditori in diversi paesi.
I ricercatori sono anche giunti alla conclusione che il sistema legale di un paese è “più importante” della religione dominante nello spiegare i diritti degli azionisti, ma la religione spesso ha più influenza rispetto “all’apertura di un paese al commercio internazionale, il suo linguaggio, il reddito pro capite o l’origine del suo sistema legale” nel determinare i diritti dei creditori.
Mentre non è chiaro se siano consapevoli o no degli effetti della religione sulla finanza, alcune istituzioni finanziarie islamiche hanno pubblicizzato nuovi prodotti finanziari durante il Ramadan. L’anno scorso, la Banca Nazionale del Kuwait ha lanciato alcune offerte speciali per il Ramadan fra cui delle carte di credito e mutui allo 0% di interessi. Nel 2008, la Banca Islamica degli Emirati ha introdotto un prestito per la macchina “in commemorazione del Ramadan” che si proponeva di “dare ai suoi clienti una maniera più semplice per regalarsi una macchina durante questo periodo di buon auspicio dell’anno”.
Per Monem Salam, direttore degli investimenti islamici presso il Saturna Capital di Bellingham, Wash, che controlla l’Amana Mutual Funds che rispondono alla legge islamica, un tale sfruttamento evidente del Ramadan sembra non essere coerente con lo spirito di questo mese e la sua enfasi sulla carità nei confronti dei poveri.
Ciononostante, i rappresentanti della finanza islamica della Saturna cercano di trarre vantaggio dalla maggiore partecipazione nelle moschee durante il Ramadan organizzando più presentazioni nelle moschee durante questo mese.
“Non c’è niente di sbagliato nell’Islam nell’aumentare il tuo benessere”, dice Salam, “ma c’è l’obbligo di gestire il tuo denaro secondo le leggi islamiche”.
Anche se Etebari conclude nel suo rapporto che i musulmani possono approfittare comprando azioni prima del Ramadan e vendendole dopo, ha fatto retromarcia riguardo alla sua affermazione durante una recente intervista telefonica. “Non possiamo dire anno dopo anno che rimarrà così. Come qualsiasi altra cosa nella finanza, una volta che è scoperta, tutti i benefici e i profitti ne risentiranno”, ha detto Etebari. “Da quel punto in poi, non ci saranno più profitti veloci”.
(25 agosto 2010)
Fonte: The Huffington Post
Traduzione di E.D.