In queste settimane concitate in cui l’attenzione di tutti si concentra sulle partite di calcio che si stanno disputando in Sudafrica, ci si rende conto di quanto sia cambiato il volto delle nazionali di calcio. In quasi tutte le squadre dei Paesi occidentali spiccano calciatori dai cognomi spesso impronunciabili o che tradiscono, dai tratti somatici del volto, qualche diversa appartenenza etnica. E' chiaro dunque che le società stanno cambiando e che gli immigrati diventano sempre di più una parte integrante delle società moderne. Anche l’Islam, che in molti Paesi è la seconda religione per numero di praticanti, fa il suo ingresso in campo.
L’Algeria è il solo Paese musulmano a parteciparvi, ma i musulmani sono ben rappresentati anche in seno alle altre nazionali, soprattutto quelle europee, segno che, nella vecchia Europa, quelli che erano gli immigrati di un tempo si sono talmente integrati da far parte della nazionale di calcio del Paese che li ha ospitati. Ma l’Islam diventa anche la religione per i nativi del posto. Bisogna infatti fare una distinzione tra i calciatori musulmani dalla nascita, e quelli che hanno abbracciato l’Islam in un secondo momento.
E’ difficile stilare una classifica delle squadre che ospitano più calciatori musulmani, sicuramente la nazionale francese ha un numero molto elevato di giocatori musulmani sia per nascita che per conversione: tra i Bleus si annoverano Nicolas Anelka e Franck Ribery (convertiti) ma nel precedente campionato mondiale hanno militato anche Henry (convertito), Vieira (musulmano dalla nascita), Diarra (dalla nascita), Makelele (dalla nascita), Benzema, Ben Arfa, per non citare il “pallone d’oro” Zinedine Zidane. Silley Muntari milita nel Ghana e Khalid Boulahrouz è tra gli Orange dell’Olanda. Mentre il dubbio sulla presunta conversione da parte del fuoriclasse argentino Lionel Messi aleggia ancora.
L’appartenenza ad una nazionale ed il concetto di identità che ne consegue non dipende quindi in alcun modo dalla fede religiosa ma da altri valori come la patria, la famiglia, la giustizia sociale e così via. Il calcio, con il suo innato senso di squadra e di condivisione che ne deriva, è forse lo sport che maggiormente si presta a questo concetto. Infatti, avere come compagno di squadra un giocatore come l’antesignano Franck Ribéry (che dopo la conversione si fa chiamare Bilal come il suo amico e compagno di squadra Abidal) che, prima di ogni match prega con le mani giunte quasi a formare un libro, non desterà più alcun stupore. L’appartenenza religiosa e l’ostentazione dei segni religiosi di ciascun calciatore (come il segno della croce oppure le succitate preghiere di Ribéry) diventano un valore aggiunto per l’intera squadra. Purtroppo non è così dappertutto. I pregiudizi sono ancora vivi. Lo sanno bene i Sudafricani che, nonostante una parvenza di pace e di calma, sono tuttora attraversati da violenze xenofobe.
Ecco allora che la “Caritas Internationalis” e la “Damietta Peace Iniziative” hanno organizzato, sempre in Sudafrica, in concomitanza con i Mondiali di Calcio, un campionato mondiale alternativo denominato “La Coppa per la Pace”. L’obiettivo è quello di creare squadre di calcio in cui convivano giocatori di etnie, nazionalità e religioni diverse. Il campionato di calcio per la pace segue l’idea di alcuni gruppi di pace promossi n Nigeria dopo lo scoppio delle violenze religiose nel 2008. L’idea che sottende a questo campionato “parallelo” è che l’amicizia è un ideale universale che prescinde dalle appartenenze etniche o religiose di ciascuno. Il prossimo 3 luglio si concluderà il Campionato mondiale “Coppa per la Pace” che decreterà la squadra vincente tra le 15 nazionali più interconfessionali e multietniche che si siano mai conosciute.
Ad un anno di distanza dalla "rivoluzione", il popolo egiziano lamenta la mancanza di sicurezza nel Paese attualmente governato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate: durante una partita di calcio a Port Said sono stati uccisi 74 tifosi.
I cittadini egiziani sono di nuovo alle urne il 3 e il 4 gennaio. Questa volta (la terza) saranno il Sinai, vari governatorati del Delta e del centro del Nilo e i villaggi del deserto ad essere chiamati a votare.
Il 21 dicembre la comunità musulmana livornese ha acquistato parte di una struttura in zona Picchianti che verrà destinata alla costruzione di un luogo di culto. Reazioni positive dal Sindaco e dal Vescovo di Livorno.
Il Natale 2011 sembra particolarmente essere all'insegna del desiderio di pace e riconciliazione. Dalle parole di Papa Benedetto XVI agli auguri della comunità musulmana.