LifeStyle 

13/04/2010 16:11:05
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di Anna Simonetti

La confederazione asiatica ha divulgato la notizia in base alla quale la nazionale femminile di calcio dell’Iran non parteciperà ai giochi della gioventù in programma dal 12 al 25 agosto a Singapore ed in Thailandia.

Cosa ha spinto la nazionale iraniana a rinunciare all'evento? Una questione di velo. La FIFA ha pubblicato un decreto secondo il quale le giocatrici non devono indossare il velo (hijab) in campo in quanto dallo sport deve essere categoricamente
bandito qualsiasi emblema religioso, razziale o linguistico.

L’Iran ha inviato a cinque organizzazioni internazionali delle lettere nelle quali condanna la decisione della FIFA in quanto non rispettosa della cultura e della tradizione islamica che considera l’hijab una tenuta conforme alle pretese descrizioni coraniche e implica modestia e devozione.

Nei giorni scorsi il dibattito si è acceso, apparentemente senza possibilità di conciliazione, tra il segretario generale della FIFA Jerome Valcke secondo il quale la decisione della FIFA scaturisce da chiare regole scritte alle quali non si può contravvenire ed Ali Kafaschian, presidente della Federcalcio iraniana secondo il quale le donne  potranno partecipare alle gare solo se sarà permesso loro di indossare il codice di abbigliamento islamico.

Tale episodio ha coinvolto varie organizzazioni internazionali tra le quali la sopracitata Fifa, il Comitato Olimpico I internazionale, il Consiglio Olimpico Asiatico, l’Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali e la Confederazione Calcistica Asiatica.

Un episodio simile si era già verificato qualche anno fa in Canada quando fu vietato ad una ragazza di undici anni di indossare il velo in campo per motivi di sicurezza. Non sono in pochi a chiedersi se questa scelta dei vertici della Fifa non aumenti i già presenti limiti alla possibilità di partecipazione femminile in alcuni ambiti della sfera pubblica.


(13 aprile 2010)



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