di Melissa Neri
Al Jana, associazione libanese che lavora con ragazzi libanesi e palestinesi dei campi profughi, insieme all’aiuto e alla collaborazione dell’ONG italiana Un Ponte per…, ha realizzato alla Casa del Cinema di Roma per tre giorni (4-5-6 giugno) il festival di cinema per ragazzi “JANA International Film Festival for Children & Youth”. Nei mesi precedenti al Festival, che ha preso il nome in questa 6° edizione di Yalla Shebab, sono stati realizzati workshop per 400 giovani studenti e 32 docenti italiani. Il fine è quello di promuovere la conoscenza della condizione giovanile del mondo arabo, in particolare dei ragazzi libanesi e palestinesi provenienti dai campi profughi del sud del Libano, e di creare comitati di ragazzi che si occupino: della selezione dei video per il Festival, della realizzazione di materiali illustrativi e dell’allestimento della mostra fotografica di Martino Lombezzi (agenzia Contrasto) sul festival internazionale del cinema di Beirut.
Il direttore artistico del “JANA International Film Festival for Children & Youth” è Hicham Kayed regista palestinese nato a Beirut nel 1972. Diplomato in business administration, inizia la sua produzione cinematografica nei primi anni del duemila con God Forbid! (2001), Our Dreams...When!? (2001), Childhood in the Midst of Mines (2002), Sukkar Yafa (2002), Lemonade (2004). Ha poi proseguito la sua carriera con Neither Here Nor There (2006) e Seasons of Janana (2007). L’ultimo film di Kayed, Theatre & War (2010), è stato girato all’interno del Madina Theatre di Beirut. Il teatro e la guerra costituiscono i due protagonisti principali della pellicola: di giorno il teatro rappresenta il luogo in cui viene preservata l’identità culturale, di notte diventa rifugio per gli sfollati del sud del Libano e dei sobborghi di Beirut.
Il regista spiega a Minareti.it quali sono le aspettative e gli obiettivi dello Yalla shebab.
Qual è l’obiettivo del Festival internazionale di cinema di Beirut?
L’idea è nata 12 anni fa quando abbiamo organizzato un workshop con ragazzi palestinesi e ci siamo resi conto che nessuno o pochi si occupavano dell’organizzazione di film con e dei ragazzi. I film sono fatti dagli adulti per i bambini ma non il contrario. L’obiettivo principale di questa iniziativa è quello di far scoprire ai giovani nuove culture, farli lavorare in gruppo, consentire ai ragazzi di acquisire delle informazioni e delle conoscenze su realtà che possono sembrare lontane da loro. L’obiettivo è anche quello di consentire ai ragazzi di utilizzare i mezzi di comunicazione nel modo migliore per potersi poi esprimere, incrementando le capacità di analisi e di scrittura. Nel Festival le cose più importanti non sono solo i film ma anche le altre attività che noi organizziamo come i workshop, in questo caso con i giovani studenti romani, dove i ragazzi sono affiancati da coordinatori che forniscono loro i necessari strumenti per la valutazione dei film che verranno presentati al Festival.
Dalla prima edizione del 2000 quali sono stati i cambiamenti che si sono succeduti nell’organizzazione del Festival?
Il primo Jana Film Festival è stato un festival fatto di film realizzati da ragazzi palestinesi quindi l’argomento era incentrato principalmente sui ragazzi palestinesi, gli altri festival successivi sono stati aperti a tutto il mondo quindi i film prodotti arrivavano un po’ da tutti i paesi. Nel 2009 abbiamo introdotto un’altra novità, abbiamo deciso di fare un Film Festival itinerante. Negli anni precedenti eravamo sempre rimasti a Beirut quindi tutte le proiezioni avvenivano lì. Nel 2009 abbiamo deciso di portare il Festival in tutti i villaggi laddove il cinema non c’è, soprattutto nelle zone più emarginate perché le persone con cui lavoriamo, i ragazzi con cui lavoriamo, provengono da queste realtà, perciò abbiamo considerato fondamentale coinvolgere all’interno di questo progetto le società e i villaggi in cui loro vivono.
Questa è la prima volta che il Festival esce dal Libano?
Abbiamo cooperato in passato con un’associazione ungherese e siamo stati in Ungheria per un festival che si chiamava Festival to Festival. Tuttavia con questa esperienza a Roma per la prima volta si è creata una reale equivalenza nella struttura e nell’obiettivo principale del Festival; quindi sì, possiamo dire che è la prima volta che Al Jana Film Festival esce fuori dal Libano nelle sue vesti effettive ed ufficiali.
Quali sono le vostre aspettative?
Speriamo che i film che presenteremo siano un mezzo per conoscere la realtà libanese-palestinese perché spesso i media in Occidente non riportano in modo corretto la nostra realtà.
(15 giugno 2010)