Ogni anno quando si avvicina il mese di Ramadan, mia madre ha l'abitudine di ripetere: “Ecco il mese benedetto che arriva di nuovo mentre siamo ancora in vita, approfittiamone per guadagnare delle “hassanat” poiché può darsi che non saremo più in questo mondo quando ci visiterà l'anno prossimo. Il suo ritorno è certo come un giorno lo sarà la nostra definitiva dipartita.”
E' stato crescendo in età e in esperienza e vedendo i volti familiari attorno a me andarsene e non tornare più che ho imparato a capire meglio le parole di mia madre. Questo mese di religiosità e devozioni è una stazione spirituale per noi ma anche un avvertimento.
Ogni anno, in maniera nuova ed eterna, sembra domandarci: come sarà la tua fede quando sarò concluso? Saprai essere un vero “digiunatore” che dedica la sua devozione ad Allah o una semplice persona affamata e assetata che aspetta la fine della giornata per lanciarsi su piatti ricchi e vari che riempiono la tua tavola? Darai un senso al tuo digiuno?
Come dare un senso al nostro digiuno? Ecco una domanda che tutti dobbiamo farci e, ogni anno, trovare una nuova risposta. Nella sua immensa saggezza, Dio ci ha prescritto il digiuno di Ramadan per ottenere la pietà at-taqwa: questo concetto è ricco di senso. Esaminandone l'etimologia possiamo definire almeno tre significati differenti.
Un mese di devozione, at-taqwa, per delle anime rese tranquille Il termine taqwa deriva dalla radice trilittera “waqâ” che vuol dire “proteggere” o anche “rendere immune”. Da cosa può proteggerci il digiuno e da cosa ci può rendere immuni? Ci protegge dagli eccessi del consumo, dagli accessi di collera e anche da alcune malattie. Ci rende immuni dalla golosità e dalla cupidigia così come dall'indifferenza alle sofferenze dell'altro, soprattutto colui che soffre la fame. Questo primo significato della taqwa viene ripreso dalla parola del Profeta (pbsl) che dice: “Assaumu Junnatun”; il digiuno è una protezione sia fisica che spirituale.
Il termine taqwa è formato anche dalla stessa radice del verbo “ittaqa” che significa “proteggersi” e “temere”. Il digiuno ci aiuta a proteggerci dalla nostra “nafs ammara”, quella parte oscura di noi stessi che si lascia andare all'odio, alla collera, alla violenza, in pratica al male in tutti i suoi aspetti. Questa protezione, grazie al digiuno, viene anche da noi stessi, poiché è un sostegno alla nostra “nafs lawwama”, la parte risvegliata dell'anima umana che mette in guardia contro la perdizione e il male.
Effettivamente, vivere l'esperienza del digiuno sia fisico che spirituale unendo l'astensione dal bere e dal mangiare alla recitazione del Corano e alla pratica dell'elemosina aiuta a raggiungere lo stato di “ nafs motma’inna”, cioè dell'anima resa tranquilla dal cammino sulla via della taqwa, la devozione, o il timore reverenziale di Dio. Un timore che è ispirato dalla maestà e dalla bontà estrema del Signore dei mondi e non da una semplice paura del castigo divino. Un timore che segna il cuore e lo spirito del credente e che si riflette nelle sue azione attraverso le forme di devozione, sicuramente, ma soprattutto attraverso i buoni rapporti che egli stabilisce con le persone che gli stanno accanto. Così diventa a immagine del musulmano descritto dal Profeta (pbsl): “Il musulmano è colui che non arreca oltraggio ad alcuno, né con i gesti né con le parole”.
Il Ramadan, il mese dell'umma, secondo il detto del nostro benamato Profeta, ci viene offerto: accogliamolo con la volontà di approfittarne per cogliere le “hassanat” e camminare sulla via della taqwa al fine di diventare dei credenti e degli esseri umani migliori.
Che questo mese benedetto porti più pace nei cuori e nei paesi. Che la fame che sentiamo durante questo mese ci renda più sensibili al problema della fame nel mondo. Che la condivisione che viviamo durante questo mese si trasformi in abitudine.
Buon Ramadan ai musulmani e che sia un mese di gioia e di serenità per tutte le persone, indifferentemente da quali siano la loro religione e i loro orizzonti.
*Mehrézia Labidi-Maïza è la coordinatrice di Donne Credenti per la Pace in Francia
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