Tariq Ramadan non è estraneo alle controversie. Lo studioso nato e residente in Svizzera ha ricevuto serie critiche sia dall'interno che dall'esterno dell'Islam per vari anni. La sua comparsa al Festival Internazionale del Libro di Edinburgo è stata un'opportunità per discutere il suo libro più recente, "What I believe", una risposta ad alcuni di questi commenti.
Ramadan ha già pubblicato 27 libri ma "What I believe" è il suo tentativo di definire cosa significa per lui essere sia musulmano che europeo. Ha descritto l'Islam come un "argomento controverso" – anche se è difficile capire perchè dovrebbe esserlo. In fondo, c'è stata una presenza musulmana in Europa per tredici secoli; abbastanza a lungo, si potrebbe pensare, per aver eliminato la novità e il sospetto. Il moderatore Stuart Kelly ha chiesto se il sospetto, innegabilmente ancora presente, sia dovuto ad ignoranza o a malizia. Ramadan ha risposto che l'Islam ha continuato ad essere visto come "altro", e bisogna ammettere che c'è ancora un pizzico di superiorità negli atteggiamenti della maggioranza bianca nei confronti delle bizzarre credenze della gente di colore.
Per Ramadan, la lotta è essenzialmente quella del riscoprire il significato delle parole che usiamo – il vero dialogo è possibile solo quando capiamo cosa intende ognuno di noi. Kelly ha richiamato l'attenzione sul fatto che l'Europa si è ritirata da un bel po' dall'esposizione alla realtà delle esperienze religiose.
L'"Orientalismo" del fu Edward Said mostra i modi in cui "l'altro" è stato costruito, specialmente in termini europei e laicisti. Ramadan enfatizza il bisogno di un rispetto genuino fra i popoli opponendosi al tollerare che non richiede alcun cambiamento da parte di chi tollera mentre il rispetto ci richiede di riconsiderare le nostre posizioni e i nostri atteggiamenti nei confronti degli altri.
Le domande dal pubblico sono state ponderate come gli argomenti portati da Ramadan – la molteplicità delle pratiche musulmane causa sconcerto ma andrebbe vista in relazione ai differenti filoni di Cristianesimo e Ebraismo.
E' stata sollevata la questione della rappresentazione del Profeta (nel contesto delle vignette pubblicate tempo fa in Danimarca e di materiale che ironizza sulla fede cristiana). Ramadan ha fatto notare che si trattava di una questione in realtà diplomatica piuttosto che religiosa; è stato il rifiuto da parte del governo danese di accettare rimostranze da parte degli stati mediorientali che si erano sollevati a portare alle proteste di strada.
La separazione fra mass media e governo in Occidente è ancora poco capita in varie parti del mondo musulmano. Ramadan vede questa distinzione come essenziale per il benessere del nostro futuro comune.
Una domanda finale è stata fatta sul tema del criticismo testuale del Corano, ancora estremamente dibattuto nonosante i 30 anni di pratica oramai. Ramadan ha potuto solo sottolinearne l'importanza all'interno della sua tradizione riformista. Il dialogo continua in vari settori e si può solo sperare che continui in un'atmosfera di rispetto.
Ad un anno di distanza dalla "rivoluzione", il popolo egiziano lamenta la mancanza di sicurezza nel Paese attualmente governato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate: durante una partita di calcio a Port Said sono stati uccisi 74 tifosi.
Il 21 dicembre la comunità musulmana livornese ha acquistato parte di una struttura in zona Picchianti che verrà destinata alla costruzione di un luogo di culto. Reazioni positive dal Sindaco e dal Vescovo di Livorno.
Il Natale 2011 sembra particolarmente essere all'insegna del desiderio di pace e riconciliazione. Dalle parole di Papa Benedetto XVI agli auguri della comunità musulmana.