Nelle settimane precedenti l'inizio del Ramadan, la notizia era su tutti i giornali algerini: nel corso del mese di Ramadan doveva esser presentato da parte del Ministro per gli Affari Religiosi il cosiddetto “Codice del Buon Imam” una sorta di codice comportamentale indirizzato a tutti i religiosi musulmani che predicano nelle moschee d’ Algeria. Detto, fatto.
Come annunciato, all’inizio del mese sacro, il Ministro degli Affari religiosi, nel porgere i suoi auguri alla popolazione ha, contestualmente, presentato questa sorta di decalogo. Certo, in Algeria, così come in altri paesi musulmani, esisteva già un Codice comportamentale al quale tutti i religiosi dovevano attenersi, ma lo spunto per la creazione di questo nuovo codice –che tra l’altro inasprisce sensibilmente le pene a tutti quegli imam che strumentalizzano la fede per scopi propagandistici - è stata offerta da che un gruppo di imam che, nel corso di una cerimonia nazionale, non si sarebbero alzati quando l’inno nazionale ha cominciato ad intonare le prime note.
Un comportamento irriverente che avrebbe scatenato le ire delle autorità governative che ha inteso “educare” certuni imam ai valori della Patria e della storia del proprio Paese. Lo scopo è dunque quello di infondere nei religiosi una sana coscienza patriottica al pari di quella per la umma internazionale.
Nelle intenzioni del ministro degli Affari Religiosi algerino Bouadbellah Glamallah, c’è la ferma volontà di far passare il messaggio che l’amore per l’Islam deve andare di pari passo con l’amore per la patria, per i suoi personaggi storici e per i martiri che ne hanno segnato la storia. Tra l’altro, il concetto che l’amore per la patria facesse parte della fede era molto diffuso e spontaneo tra gli algerini prima che alcune correnti islamiste estranee a quella moderata e dominante facessero irruzione in Algeria. Il riferimento è ad alcune correnti salafite di carattere internazionale e apolitico che vedono nell’Islam una religione universale slegata da ogni riferimento con una determinata nazione. Per i seguaci di questa corrente quindi l’inno nazionale o la bandiera di uno Stato sarebbero delle invenzioni negative (in ar. bid’aa). Il movimento ha avuto una certa enfasi in Algeria a seguito di una sempre maggiore apertura del Paese nordafricano ad influenze esterne causate dalla visione di taluni programmi satellitari e all’uso di internet. Sebbene non sia detto che gli imam responsabili dell’atto irrispettoso verso i simboli esemplificativi della patria possano essere affiliati alla corrente salafita e, sebbene questo movimento sia del tutto minoritario in Algeria, l’infelice gesto degli imam ha fatto scattare un campanello d’allarme.
Le autorità algerine, nella figura del Ministro degli Affari Religiosi, presentando questa sorta di breviario del Buon Imam in una data altamente simbolica per la religione islamica come l’inizio del mese sacro che è iniziato quest’anno l’ 11 Agosto per terminare il prossimo 10 settembre, intendono sottolineare che, oltre ad essere dei buoni musulmani bisogna essere anche dei buoni cittadini il che comporta anche il pieno rispetto delle leggi della Repubblica e delle sua storia.
Nelle moschee, già tutte sotto la supervisione dei vari dipartimenti ministeriali degli Affari Religiosi, vengono ulteriormente inasprite le pene per chi venisse scoperto a predicare in una moschea senza esser stato preventivamente nominato o autorizzato da chi di dovere così come chi strumentalizza la propria autorevolezza spirituale per fare propaganda o apologia di atti sovversivi.
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