Ci si può chiedere se c'era bisogno che l'Alta Corte legiferasse a proposito dell'impossibilità di forzare una donna ad indossare il burqa o qualsivoglia indumento religioso nelle istituzioni pubbliche ed educative. E la risposta è: evidentemente sì. Considerando soprattutto che non è la prima volta che una Corte in Bangladesh si pronuncia su questo tema.
Il Bangladesh è un paese con 156 milioni di abitanti, il cui 90% è musulmano. Costituitosi come democrazia parlamentare nel 1971, il Bangladesh ha visto tanti cambiamenti negli scorsi quattro decenni e, anche se la maggioranza della popolazione segue una corrente moderata dell'Islam e difende la presenza delle donne nella vita pubblica (da ricordare che sia il premier Sheikh Hasina che il leader dell'opposizione Khaleda Zia sono donne), non mancano delle visioni più estremiste e meno concilianti.
Lo scorso aprile la Corte si è trovata ad affrontare il caso di una direttrice di scuola elementare alle prese con gli insulti di un funzionario per il fatto di non portare il velo. Davanti al tribunale l'uomo si scusò e la questione si concluse non solo con una sentenza a favore della donna, alla quale venne riconosciuto il diritto di vestirsi come meglio crede, ma anche con una direttiva che vietava all'interno delle scuole e delle università di imporre alle donne di indossare il burqa.
A quattro mesi di distanza la questione velo/non velo si ripropone in forma nuova. L'Alta Corte è stata nuovamente chiamata in causa dalla petizione portata avanti da due avvocati in merito ad un articolo di giornale in cui si parlava delle nuove iniziative prese dal preside del Rani Bhowani College a Rajshahi. Mozammel Haque, il preside del college ha deciso di vietare l'ingresso al college alle ragazze musulmane che non portano il velo e di non proporre più attività culturali e sportive.
I giudici, dopo aver esaminato il caso, hanno rivolto al governo la richiesta di assicurare che nessuno venga forzato ad indossare il burqa o un qualche capo di vestiario religioso negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle università oltre ad assicurare che non ci sia alcuna restrizione nell'accesso alle attività culturali e sportive. La richiesta da parte della Corte di Decca è quella che certi atteggiamenti vengano considerati illegali.
Uno degli avvocati che ha portato avanti l'ultima petizione, Mahbub Shafique, spiega alla BBC la differenza fra la sentenza di aprile e quest'ultima di agosto: “La differenza fra le due è che, la sentenza di oggi non si applica solo alle donne ma anche agli uomini. Perché è stato dichiarato in qualche modo illegale ogni abbigliamento religioso che viene imposto”.
Intanto oggi 26 agosto dovrà comparire davanti ai giudici il preside del Rani Bhowani College per spiegare la sua posizione.
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