Tutto è cominciato sei mesi fa con l’idea del fast food francese Quick di proporre solo menù halal in otto dei suoi 362 punti vendita in Francia. A metà febbraio, scoppia il caso. E non è da dire che non fosse atteso in una nazione come la Francia che prende molto seriamente la questione della laicità e nella quale si stava portando avanti da tempo un discorso sull’identità nazionale che aveva coinvolto molto le comunità musulmane.
Réné Vandierendonck, il sindaco di Roubaix, una delle città il cui Quick di zona era diventato “halal”, dichiarò a febbraio che l’azione della Quick era un atto di “discriminazione” contro i non musulmani che venivano così obbligati a mangiare prodotti halal. Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie e vice presidente del Fronte Nazionale di estrema destra, parlò in quell’occasione dell’imposizione sui clienti di Quick di una “tassa da pagare alle organizzazioni islamiche” che devono certificare la conformità alle leggi dell’halal dei prodotti distribuiti negli otto fast food. Il ministro dell’Agricoltura Bruno Le Maire dichiarò al quotidiano Le Figaro che “Quando viene eliminato il maiale da un ristorante aperto al pubblico, credo che caschino nel comunalismo, il che è contro i principi e lo spirito della Repubblica Francese”.
Insomma, molto rumore per quella che Quick ha difeso come un’iniziativa in linea con le esigenze e le richieste del mercato in un comunicato diffuso il 18 febbraio 2010 sul suo sito: “Quick è un’impresa commerciale con lo scopo di sviluppare la sua attività e di garantire l’impiego dei suoi collaboratori. Seguire le evoluzioni del mercato, cercare di rispondere e fare di conseguenza dei test fa parte della sua normale metodologia di funzionamento”. Quindi, nessuna scelta politica o religiosa, solo una risposta alle richieste di mercato che vedono il campo alimentare halal come un settore in crescita del 15-20% all’anno secondo alcune stime. Il che è anche comprensibile considerando che la popolazione musulmana francese ammonta a circa 5 milioni di persone su una popolazione totale di 60 milioni e che, finora, nel settore dell’halal hanno lavorato quasi esclusivamente piccoli esercizi.
A quanto sembra il test semestrale della Quick ha portato buoni frutti perché dopo gli otto fast food interamente halal, sembra essere in arrivo a settembre la “conversione” di altri 14 locali Quick a Reims, Strasburgo, Lille, Bordeaux, Marsiglia e la periferia di Parigi, fra cui la Courneuve a nord della capitale. Il dibattito non tarda a riproporsi quindi alla fine di questo Ramadan.
Gilles Poux, sindaco della Courneuve dal 1996 non è contento all’idea dell’esclusività del punto vendita Quick. Un punto Quick esclusivamente halal “rientra in un comportamento comunalista– osserva – e non è questa l’idea che ho del vivere insieme".
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