24/06/2010 14:30:34
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di Khalida El Khatir

Nell’era dei social network e in particolare di Internet, il Pakistan si dissocia da alcuni siti web bloccando il loro accesso agli utenti che hanno interesse a “navigare” in quelle che le Autorità pakistane considerano “cattive acque”.
Il giudice Mazhar Iqbal ha ordinato alle Autorita' per le Telecomunicazioni del Pakistan di bloccare i siti on-line per la diffusione di ''materiale che va contro i principi fondamentali dell'Islam''.
Così che nell’elenco della lista nera troviamo gli illustri Google, Yahoo, Youtube e il cliccatissimo Facebook.
 Una censura che avviene in seguito alle polemiche sul mancato rispetto del profeta Muhammad in questi social network occidentali.

Alcuni esperti informatici di Islamabad hanno deciso in alternativa di creare un "Facebook islamico". Un nuovo canale di socializzazione che in poco tempo ha attirato l’attenzione di otto mila utenti che hanno deciso di aprire un loro profilo.

"L'idea di un Facebook islamico non la trovo bizzarra" dichiara Mona Aitihiya a Minareti.it. Mona, studentessa di origine marocchina a Reggio Emilia e assidua ferquentatrice del Facebbok "originale", trova il nuovo social network islamically correct "una buona occasione per poter creare uno spazio ai musulmani e non dover dipendere sempre dai siti Occidentali”.

La pensa in modo diverso Nebras Abdel Qader, italo palestinese laureaata in Scienze dell'educazione a Perugia: "Facebook è uno spazio tecnologico che permette ai giovani di comunicare tra loro". Un luogo quindi neutrale dove si possono incontrare anche persone non muslmane. "Io ho molti amici non musulmani -prosegue Nebras- e Facebok per me è un mezzo dove posso dialogare con persone di diverse fedi e un modo anche per far conoscere il mio mondo islamico”.

Sono diverse le opinioni al riguardo. Personalmente non penso sia una giusta soluzione quella di privare la libertà di una persona di accedere liberamente ad internet in nome della religione e per paura di capitare in siti offensivi per i propri valori religiosi. La censura così come la negazione della libertà di espressione credo siano invece sintomo di una grande debolezza. 

I giovani in particolare nel contesto musulmano hanno oggi tanto da dire e sono alla continua ricerca di nuovi spazi e modi di comunicazione alternativi ai classici media oggi sotto il rigido controllo delle Autorità politiche non sempre modello di libertà e democrazia. Forse sarà questo il vero motivo dietro alla censura del social network più visitato al mondo.

Privati ingiustamente del loro profilo su Facebook, sono convinta che i giovani pakistani sapranno inventarsi altri dieci, cento o mille nuovi blogs e spazi di espressione. Il mondo virtuale, per fortuna, è (ancora) esente da confini e dogane. Siamo vicini ai giovani pakistani.

(24 giugno 2010)



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