Cultura 

15/04/2010 15:25:05
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di Rosa Cacace

Dal 15 al 18 aprile si terrà a Beirut il Beirut39 festival dedicato alla letteratura araba contemporanea e che vedrà la partecipazione di giovani scrittori arabi tutti al di sotto dei 40 anni di età. Il festival prevede un programma molto intenso, con momenti di dibattito e confronto insieme ad alcuni protagonisti della letteratura araba.

I temi affrontati saranno molteplici e daranno vita ad interessanti dialoghi sulla situazione della letteratura araba contemporanea, sulla letteratura e i tabù, sulla narrativa araba, sul rapporto tra letteratura e giornalismo e sull’approccio alla scrittura letteraria in genere.
I 39 autori sono stati selezionati da una giuria di scrittori, giornalisti e accademici arabi: Abdo Wazen, Saif al Rahbi, Alawiya Sobh e Gaber Asfour.

Sponsorizzato dal Festival di Hay, dal British Council e dall’Unesco, il Beirut39 si presenta come un’ottima occasione per riscoprire la letteratura araba contemporanea, attraverso le voci di giovani scrittori che rappresentano il futuro in questo campo.

In questo clima pacifico di comunicazione e condivisione, ottima occasione per Beirut e il Libano di riemergere quanto meno da un punto di vista culturale. La nota stonata però è stato il divieto per due scrittori palestinesi con cittadinanza israeliana, di prendere parte al festival in quanto impossibilitati ad entrare in Libano. Come noto, il Libano vieta l’ingresso nel Paese ai cittadini israeliani, così come Israele non permette ai suoi cittadini di entrare in Paesi “nemici”, tra i quali appunto il Libano.

I circa duecento kilometri che dividono Tel Aviv da Beirut sono dunque diventati quasi insormontabili per Ala Hlehel e Adania Shibli che avrebbero dovuto ritirare i loro premi a Londra e quindi non avrebbero preso parte all’evento.
Ala Hlehel fa parte della minoranza araba che vive all’interno dello Stato di Israele e ha dichiarato che la questione ha a che fare con la stessa identità degli arabo-israeliani, definizione che l’autore rifiuta nettamente: “E’ come se, con questa definizione, Israele dicesse ‘voi appartenete a noi, siete i nostri arabi’. Ma io, come palestinese, appartengo al mio popolo, alla mia cultura. La mia lingua madre è l’arabo, così come lo sono i poeti che mi hanno formato. Io appartengo alla nazione araba. Essere cittadino israeliano è un fatto formale: pago le tasse, obbedisco alle leggi. Non più di questo. Se la definizione di Israele è quella di Stato ebraico, questo vuol dire escludermi. Non posso appartenere a uno stato etnico”.

Dunque, prosegue Helhel: “Per questo motivo, i miei pensieri e la mia cultura appartengono a Beirut, Damasco, Baghdad, Cairo. Per me, come scrittore, è molto importante essere lì. Così come è importante un riconoscimento che mi rende parte integrante della nuova letteratura araba. Nonostante il mio passaporto israeliano”.
Pare che la situazione sia cambiata nelle ultime ore.

Sul blog di Ala Hlehel, è infatti apparsa la notizia che, dopo il ricorso avanzato dall’autore, la Corte Suprema israeliana consentirà a Hlehel di andare in Libano. L’agenzia che rappresenta lo scrittore, El Ray, ha infatti dichiarato che “la corte Suprema israeliana ha rilasciato il permesso affinchè Ala Hlehel possa prendere parte al festival Beirut39 e ricevere il premio assegnatogli per il suo lavoro. Questa decisione inaspettata è stata presa nonostante l’opposizione del Primo Ministro Netanyahu e del Ministero dell’Interno. Inoltre essa si presenta come una notizia molto positiva per la diffusione della cultura e la libertà di espressione nel mondo”.

L’augurio è che l’evento resti esclusivamente una festa della cultura e della letteratura araba, lasciando fuori le questioni politiche e formali che lo rendono freddo e anonimo. E soprattutto che sia un’occasione di confronto e di dibattito letterario, che consenta ad una città come Beirut di riconquistare parte del proprio splendore e il ruolo di  una delle più importanti capitali culturali del Mediterraneo.

(15 aprile 2010)

Fonti: Invisible Arabs, hlehel.blogspot.com, hayfestival.com 



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