Spesso chi raggiunge per la prima volta una città del Medioriente, parte con una serie di idee che non sempre rappresentano la realtà. Ad esempio tutti si aspettano di trovare esclusivamente paesaggi desertici, danza del ventre e atmosfere suggestive accompagnate da musiche sensuali. Non è del tutto sbagliato pensare in questi termini: molte di queste caratteristiche sono facilmente rintracciabili in tante città di Paesi arabi e del Mediterraneo. In questo immaginario abbastanza stereotipato, dimentichiamo però che molte di queste città sono diventate nel tempo delle vere e proprie metropoli sia da un punto di vista di sviluppo economico che demografico. E’ il caso di Teheran, capitale dell’Iran che oggi conta circa sedici milioni di abitanti e che vanta un forte sviluppo industriale soprattutto nel settore automobilistico e in quello tessile. Chi per la prima volta visita la città, e costretto a dimenticare i racconti di Le mille e una notte: chi vuole ancora sognare del fascino dell’antica Persia deve lasciare Teheran e raggiungere Persepoli dove ancora si respira l’aria delle imprese degli imperatori Dario e Ciro.
I recenti avvenimenti ci hanno fatto conoscere Teheran solo in maniera parziale e attraverso immagini decisamente tristi e in alcuni casi sconvolgenti. Vale la pena allora percorrere insieme un piccolo viaggio immaginario che ci aiuti a sottolineare alcuni degli aspetti di questa grande e ricca capitale.
La città è molto caotica, tanto che secondo il giudizio di chi l’ha visitata, perdersi per le strade della capitale è quasi un passaggio obbligato. Un ottimo punto di riferimento in questo senso è rappresentato dai monti Elburz, che sovrastano la città e vengono definiti la “stella polare” di Teheran, proprio perché sono utili per orientarsi. Si dice che questi monti rappresentassero la dimora di Pershotan, Messia atteso dagli zoroastriani, ed è tra loro che si trova la vetta più alta del Medioriente, il Damavand.
Per chi vuole immergersi nella cultura e in percorsi storici, Teheran vanta splendidi musei, tra i quali il Museo Nazionale, che possiede una vasta collezione di ceramiche che risalgono al V millennio a. C. che acquistano maggior valore se prima si fa una visita ai siti archeologici dove sono stati ritrovati. Il centro della città è rappresentato dall’enorme piazza dell’Imam Khomeini, simbolo della rivoluzione iraniana che portò la Repubblica nel Paese, e dal grande Bazar circondato dai quartieri popolari. Proprio in questa zona, a sud della città, si possono ancora trovare case costruite in creta e paglia, in netta contraddizione con la zona nord che invece ospita abitazioni di grande lusso con condomini forniti di piscina e palestra.
Uno dei simboli più noti della città è sicuramente il monumento Azadi, detto anche “monumento della libertà”. Esso si erge per quarantacinque metri rappresentando una sorta di porta della città. Il monumento, oggi adibito a museo, fu costruito nel 1971 per commemorare il 2500° anniversario dell’impero persiano. Non bisogna perdere l’occasione di visitare le sue terrazze dalle quali si può godere una meravigliosa vista della città.
Per chi vuole abbandonare il caos metropolitano per immergersi nella tradizione e cultura della città, può farsi invitare a pranzo da una famiglia di Teheran, anche per gustare un po’ di cibo tipico del luogo: la cordialità e l’ospitalità delle persone sono pari a poche altre. Nella cucina tipica a farla da padrone è il kebab che servito con il riso rappresenta un piatto molto diffuso. Da non perdere sono il tè nero servito bollente, gli ottimi succhi di frutta venduti a ogni angolo della città, e il “dough” bevanda a base di yoghurt, acqua minerale e spezie.
Sebbene le aspettative possano essere deluse, Teheran è una città che ha moltissimo da offrire e rappresenta una metropoli in continua crescita. I pareri riguardo la sua vivibilità e ospitalità sono ovviamente discordanti e soggettivi. Resta però opinione comune che Teheran insieme a tutto l’Iran conserva una storia ricca di avvenimenti importanti che nemmeno il grande sviluppo economico ha potuto nascondere, perché li possiamo riscoprire nei visi e negli occhi delle persone, abitanti di un luogo senza tempo
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