di Rana Moussaoui
Mentre Beirut si prepara ad indossare giovedì (23 aprile) il mantello dell’UNESCO di “Capitale del Mondo del Libro 2009”, i romanzi arabi stanno godendo di un boom senza precedenti nel Medio Oriente, rompendo tabù come il sesso e la religione.
La capitale libanese è stata scelta come centro letterario del mondo per quest’anno “alla luce del suo interesse per la diversità culturale, il dialogo e la tolleranza”, secondo il comitato di selezione dell’UNESCO. Non c’è scarsità di eventi considerando che reading e presentazioni sono programmate quotidianamente a Beirut per l’ultima settimana di aprile. Fra i libri in vetrina ci sarà una gran quantità di ultime offerte di grandi autori.
“Più di 100 romanzi erano candidati al Premio Internazionale per la Narrativa Araba (la versione arabe del Booker Prize) nel 2008/09 – e si tratta di un numero senza precedenti”, ha detto Fakhri Salih, un ex membro della giuria di assegnazione dei premi e attuale presidente dell’associazione giordana dei critici letterari. Il premio fu consegnato all’autore egiziano Yussef Zeidan per il suo libro Azazil, che si incentra sui cambiamenti della religione nei paesi arabi attorno al Mediterraneo nel V secolo d.C.
Il romanzo ha acquisito rapidamente popolarità come genere nel 2002 quando lo scrittore egiziano Ala al-Aswany pubblico il libro di grande successo, Palazzo Yacoubian, romanzo da cui è stato tratto un film che dipinge la corruzione del regime e l’ascesa dell’Islamismo in Egitto. La pubblicazione fu seguita da una moltitudine di lavori che andarono a indagare su argomenti tabù, primi fra tutti il sesso e la religione, in paesi in cui tali libri venivano vietati e dove i romanzi erano quasi inesistenti. “La produzione di romanzi nei paesi del Golfo è esplosa negli ultimi anni”, dice Rana Idriss, che dirige la casa editrice Al-Adab (letteratura) con sede a Beirut.
Nel 2005, per esempio, l’autrice saudita Rajaa Alsanea ebbe successo con Ragazze di Ryadh, un libro che traccia le storie di quattro giovani donne in un regno ultra-conservatore.
“L’individualismo e l’ego si sono svegliati nel mondo arabo attraverso il romanzo, come se ci fosse una resistenza personale contro l’oppressione”, ha detto l’autore libanese Jabbour Doueihy all’AFP. “All’Occidente piacciono i romanzi arabi che trattano i temi dell’oppressione politica, delle donne o dei tabù sessuali. Cercano qualcosa di esotico e tentano di scoprire la regione attraverso questi libri”.
Ma anche se il mondo arabo è la patria di scrittori internazionalmente riconosciuti come l’egiziano Nagib Mahfuz o il sudanese Tayeb Salih, autore di La stagione della migrazione a nord, la lettura ha perso popolarità.
“Non possiamo dire che al mondo arabo piaccia leggere”, ha detto l’editore Idriss. Secondo le sue stime, anche i best-seller arrivano a vendere non più di 3000 copie, un numero ben inferiore alle vendite di successo in Europa o negli Stati Uniti – e specialmente basse se si considera che il mondo arabo vanta una popolazione di circa 300 milioni di persone.
I critici letterari concordano sul fatto che i nuovi romanzieri non hanno ancora raggiunto i livelli di scrittori leggendari come Mahfuz, l’unico autore arabo ad essere stato insignito del Premio Nobel nel 1988, o il sudanese Salih. “E’ buono avere nuovi scrittori ma molti lavori non possono essere qualificati come romanzi, o sono mediocre, solo facendo affidamento sulla loro audacia nel parlare di sesso o religion”, ha ditto Idriss.
E’ d’accordo il romanziere libanese Hassan Daoud che cura il supplemento letterario del quotidiano “Al-Mustaqbal”. “Alcuni scrittori danno più valore alla velocità che ai criteri fondamentali dei romanzi”, ha detto Daoud all’AFP. “Osare è importante ma ci dovremmo sempre chiedere se tutti questi romanzi cosiddetti “audaci” passeranno l’esame del tempo e se si aggiungeranno al canone della letteratura araba”.
Sia il pubblico arabo che quello straniero continuano ciononostante ad essere affascinati dal romanzo arabo del XXI secolo – incidentalmente nel momento in cui Beirut si prepara ad essere nominata la nona capitale mondiale del libro. “Il romanzo arabo offre agli occidentali uno strumento ‘antropologico’ per capire il mondo arabo che è stato accusato di terrorismo dopo gli attacchi dell’11 Settembre”, ha dichiarato Fakhri Salih.
L’editore Idriss afferma che in questo c’è un barlume di speranza perché scrivere in arabo è diventato un nuovo talento “di moda” che potrebbe attrarre un pubblico più ampio. “Abbiamo cominciato a vedere giovani moderni impegnarsi nei romanzi. E’ una moda che è ancora timida ma che ci dà speranza”.
(27 Aprile 2009)
Fonte: IslamOnline.net
Traduzione di Elena Dini