Cultura 

01/06/2010 12:15:21
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di Omar Camiletti

Si è svolto a Parigi lo scorso lunedi 17 maggio sotto il patrocinio del ministero francese dell’Interno e dei Culti, il convegno su « Religioni, omofobia e transfobie » e per l’occasione si è anche commemorato il giorno in cui esattamente 20 anni prima, nel 1990, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva ritirato l’omosessualità dalla lista che la classificava fra le malattie mentali.

Gli interventi del colloquio avevano una sorta di prologo nel documento-appello di alcune personalità religiose contro l’omofobia e la transfobia, redatto il 17 marzo. Le religioni abramitiche hanno tutte una storia in comune: quella di Lot , nipote del profeta Abramo, che viveva a Sodoma, una città dove gli uomini erano dediti ai rapporti omosessuali, nonostante le ingiunzioni divine a loro rivolte attraverso Lot. Dopo numerosi avvertimenti, Sodoma infine venne distrutta. E 'stato principalmente attraverso questa storia, menzionata nei testi sacri che le religioni monoteiste fondano la condanna – innanzitutto morale - della pratica dell’omosessualità.

"Il ruolo della famiglia è fondamentale nel Giudaismo e nelle altre religioni maggiori -ha detto Richard Prasquier, presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia (CRIF) - in cui il crescere e moltiplicarsi dell’umanità è visto come un obbligo divino. Uno dei motivi per cui l'omosessualità è vissuta così male, è che dà l'impressione di bloccare tale obbligo".

All’inizio dei colloqui del convegno però Louis-Georges Tin, presidente del comitato Idaho (Giornata internazionale contro l'omofobia e Trans) ha specificato "La violenza contro gli individui è stata invece spesso commessa da persone che usano la religione per giustificare il loro odio verso un capro espiatorio " mettendo bene in chiaro:“Non stiamo chiedendo alle religioni di approvare omosessualità o transidentità, stiamo promuovendo la stigmatizzazione dell'omofobia e della transfobia”  Per questo - ha continuato Tin - tutti gli uomini di fede sono chiamati a condannare attivamente  la violenza contro gli omosessuali, affinchè tutte le varie comunità religiose in occidente insieme agli stati in tutto il  mondo non si basino più sulla religione per giustificare l'omofobia”

Alcuni esponenti delle religioni, non di secondo piano, nel sottolineare di essere "preoccupati per la discriminazione, l'umiliazione e la violenza di cui continuano ad essere oggetto omosessuali e transessuali." hanno già accolto questo processo a favore dei diritti umani. Tra questi, il rabbino Rivon Krygier, il saggista cristiano Jean-Claude Guillebaud, il filosofo protestante Olivier Abel, e il teologo musulmano Tariq Oubrou, tutti firmatari dell’appello del 17 marzo. “Secondo noi l’ amare il prossimo tuo come te stesso vale anche per gli omosessuali”, ribadisce il filosofo protestante Olivier Abel.  "L’argomento, va detto, è molto delicato e urta le sensibilità comune fra i musulmani", dice Tariq Oubrou, autore dell’assai apprezzato libro “Professione imam”,  ricordando che l'omosessualità è una pratica antica che è esistita ed esiste anche nelle società musulmane. "Tuttavia rimaneva in un ambito piuttosto privato. Non era previsto alcun quadro giuridico e legale per essa, salvo nel caso che vi fosse una condotta apertamente scandalosa".

Oggi, i tempi sono cambiati: sono sempre di più gli omosessuali, ovunque essi si trovino, in Occidente come nei paesi islamici che rivendicano apertamente un riconoscimento morale e legale, cosa che però molte società non sono disposte ad accettare facilmente, anzi molti Stati per tutta risposta a quello che ritengono un virus “occidentale” hanno inasprito la legislazione contro il comportamento degli omosessuali. Oggi, 25 Paesi condannano l'omosessualità a una pena detentiva, mentre in sette Stati vige una punizione che prevede la pena capitale (Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Nigeria, Sudan, Yemen). Non è difficile rendersi conto che questi 7 paesi sono a maggioranza musulmana, cosa alla quale Oubrou replica "Dobbiamo evitare di ridurre la religione ad un sistema di castighi e pene, il senso più alto della nostra come delle altre  tradizioni religiose deve assolutamente impedire ogni pretesto per una legittimazione e conseguente diffusione della violenza, In quanto teologo e responsabile di una comunità religiosa - conclude Tariq Oubrou che appunto è imam nella città di Bordeaux -  non accetto la violenza contro le persone solo perchè non condividono la nostra etica sessuale".

Anche il Consiglio francese del culto musulmano (CFCM), istanza ufficiale dell’islam francese, seppur assai criticato per la sua assenza alla conferenza, non si è sottratto alla spinosa questione - che poi rivela quanto le organizzazione islamiche siano disposte ad integrare i musulmani in una società aperta come quella europea: Il CFCM  ha preferito la via di un comunicato-dichiarazione che comunque condanna senza mezzi termini la violenza omofoba:"contro qualsiasi forma di attentato perpetrato a una persona a causa delle sue opinioni, della sua appartenenza religiosa o a causa del suo orientamento sessuale". La dichiarazione del  CFCM prosegue precisando che  “senza dare alcun giudizio o valutazione sulle pratiche sessuali dei cittadini e come per le altre religioni monoteiste l'Islam crede che la vita sessuale, secondo i suoi nobili  principi, non  possa essere concepita che come parte integrante della vita coniugale tra uomo e donna uniti da un contratto di matrimonio".

Una posizione  che evidentemente  non contesta l’apertura fatta da Tariq Oubrou  e di cui si possono ritenersi soddisfatti gli esponenti della LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) che hanno sostenuto l'appello degli esponenti religiosi contro l’omofobia. Un altro analogo prudente silenzio c’è da parte dei rappresentanti del cattolicesimo e dell'ebraismo sul matrimonio gay, mentre Dalil Boubaker, rettore della Grande Moschea di Parigi, chiede che ci sia “un maggior approfondimento sia per non negare la diversità umana sia per una lettura più attuale del testo sacro, senza per questo volersi avventurare  “in proposte di azioni concrete che non verrebbero prese in considerazione dalla maggior parte dei fedeli “ ammette l’importante esponente dei musulmani di Francia. 

Del resto a gennaio del 2010 è nata l’Associazione Gay musulmani di Francia (HM2F) che riunisce oggi circa 40 persone, nel tentativo di consentire a gay e lesbiche di religione musulmana di conciliare la loro omosessualità e la loro fede, "Noi - detto Ludovic Zahed,  fondatore di Testardo, la rivista HM2F di gay e lesbiche, non abbiamo scelto di essere gay, mentre scegliamo di avere le nostre credenze religiose ". Spetta solo a Dio a giudicare, questo “adagio” tanto caro ai musulmani è ben noto ed è alla base dell’atteggiamento dei musulmani. La dignità dell'uomo, qualunque sia la sua religione, le sue origini, il suo genere e orientamento sessuale è uno dei valori massimi comune a tutte le religioni, compreso l'Islam.


(2 giugno 2010)



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