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15/03/2011 19:58:52
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di Elena Dini

“Suggerirei prudenza e cautela a chiunque stia osservando gli avvenimenti in Nord Africa perché si tratta di eventi ancora in corso”. Un consiglio importante, e purtroppo tendenzialmente non molto ascoltato in Italia, quello di Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes ieri ospite al seminario “Italia e Mediterraneo: difenderci o cogliere le novità e opportunità” organizzato da Link 2007 a Roma.  

“Lo status quo è saltato e alcuni pensano che sia ripristinabile ma non lo è e i nuovi equilibri si stabiliranno fra molto tempo e secondo linee non definibili ora”, continua Caracciolo. Si parla soprattutto di Tunisia, Egitto e Libia, nazioni inserite in una regione del mondo di grande importanza strategica in quanto da Nord Africa e Medio Oriente proviene una gran parte delle risorse energetiche del mondo.

Tre nazioni che sembrano essersi “infiammate” a distanza ravvicinata come se toccate da un flusso di energia unico. “Ci sono stati alcuni fattori comuni fra le agitazioni che hanno avuto luogo in questo periodo. Innanzitutto – commenta Caracciolo - si è trattato di mobilitazioni di importanti masse popolari che si sono pubblicamente espresse in termini non violenti contro i regimi di polizia. Inoltre, il carattere giovanile degli insorti ha reso possibile un nuovo sguardo verso quel futuro che non vuole essere più considerato come un dato di fatto inevitabile”.
Tuttavia bisogna fare attenzione a non considerare un tutt’uno la regione coinvolta. Le dinamiche, la politica e la geografia rendono ben differenti, per esempio, l’Egitto di Mubarak dalla Libia di Gheddafi.

La questione del fondamentalismo rimane un punto cardine in quella che è l’analisi degli eventi in corso e più per il suo ruolo ideologico che effettivo. “I regimi che governavano questi paesi si legittimavano con la lotta al terrorismo. Invece è proprio il fondamentalismo l’altro grande sconfitto di questi sollevamenti di popolo sia in quanto assente dai movimenti di rivolta sia perché oramai i governi dovranno cercare una legittimazione interna”.

Il direttore di Limes non ha fatto mancare una critica a quello che è stato il ruolo delle televisioni satellitari arabe che “hanno agito da vettore di informazione ma anche di agitazione” soprattutto nei momenti in cui “si sono fatte portavoce di parti in causa rinunciando così a fare giornalismo”. 

Parlando di scenari futuri, soprattutto per la Libia che è la nazione che al momento ha il futuro più incerto, Caracciolo tende logicamente a non sbilanciarsi. Riguardo alle parti in gioco, “non si sa esattamente chi siano e cosa vogliano gli insorti, così come non si sa quanto ci sia di vero o di falso nelle accuse di Gheddafi riguardo alla presenza di fondamentalisti”. Per quanto riguarda la situazione politica attualmente sembra che Gheddafi stia riguadagnando terreno e la conclusione dell’analista è abbastanza netta: “Se non ci sarà un intervento di forze internazionali con il sostegno degli Stati Uniti, la partita è tendenzialmente a favore di Gheddafi. E comunque sia non assisteremo ad una stabilizzazione rapida”.

(15 marzo 2011)



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