L’associazione Alcumi (Alternativa Culturale dei Marocchini in Italia) sta realizzando per il mese del Ramadan di quest’anno un progetto di sostegno ai detenuti marocchini in Italia. L’iniziativa di promozione della cultura ed identità marocchina prevede la distribuzione di pasti nelle ore di interruzione del digiuno ma anche il sostegno morale dei concittadini marocchini detenuti. Daoudi Tilouani, presidente dell’associazione Alcumi, ci parla del progetto in fase di realizzazione e delle speranze future per una sua possibile estensione su tutto il territorio nazionale.
In cosa consiste il progetto che state realizzando per i detenuti musulmani?
Il progetto “Iniziativa umana a favore dei detenuti marocchini in Italia” è nato come il primo passo del progetto più ampio “Ramadan in Carcere”, con il fine di incontrare i detenuti e di interrompere insieme a loro il digiuno quotidiano, nelle ore consentite dall’Islam, con cibi della tradizione marocchina. Questa iniziativa vuole essere parte di un processo a lungo termine per dare una risposta concreta a questa parte integrante della comunità marocchina che si sente sola e dimenticata. Il progetto pilota nasce a favore dei 159 detenuti di cittadinanza marocchina presenti nelle 14 carceri nella regione Lazio ed intende realizzare azioni concrete che consentano ai carcerati un positivo reinserimento sociale e lavorativo. Per la realizzazione di questa iniziativa è stato fondamentale il sostegno del Garante dei Diritti dei Detenuti, del Ministero Delegato per la Comunità Marocchina residente all’estero e della Fondazione Hassan II.
Con quali carceri state collaborando in questa prima fase del progetto?
La scelta è andata su sei carceri del Lazio dove c’è la maggiore concentrazione di cittadini marocchini: Regina Coeli, Nuovo Complesso di Rebibbia, Casa circondariale di Viterbo, Casa circondariale di Cassino, Velletri e Frosinone.
Perché nasce questa iniziativa?
Abbiamo sentito il dovere morale nei confronti di una parte integrante della nostra comunità marocchina che soffre due volte in Italia: come stranieri immigrati e come detenuti privi della libertà. Vogliamo sensibilizzare la comunità marocchina sui problemi e le necessità dei nostri concittadini detenuti per il loro inserimento sociale e lavorativo nella realtà italiana. Vogliamo collaborare con il garante dei diritti dei detenuti e con le istituzioni italiane e marocchine per tenere la comunità unita e per dare la possibilità a tutti di vivere le proprie tradizioni di origine dovunque si trovino.
Le autorità carcerarie si sono dimostrate disponibili per la realizzazione dell’iniziativa?
Ho incontrato le varie amministrazioni dei diversi istituti penitenziari, spiegando la nostra linea di collaborazione, ed abbiamo avuto sempre risposte positive. Hanno applaudito alla nostra iniziativa dato che siamo un interlocutore credibile e affidabile, che si pone da ponte con altri canali amministrativi istituzionali, facilitando il dialogo con le istituzioni e contribuendo all’assistenza dei detenuti. Devo ringraziare le istituzioni penitenziarie che stanno collaborando con noi anche se il mese del Ramadan di quest’anno coincide con le ferie di agosto. Ringrazio anche il garante del Lazio che ci ha aiutato a superare molte difficoltà.
Quali sono state le reazioni dei detenuti?
I detenuti, per la maggior parte giovani che hanno commesso reati lievi, e i loro familiari hanno accolto l’iniziativa con grande gioia, chiedendoci di continuare con altre iniziative. La nostra collaborazione con il garante li ha rassicurati sul fatto che si stanno facendo dei passi in avanti per il miglioramento delle loro condizioni.
Altri progetti futuri dell’associazione?
Vogliamo ampliare l’iniziativa “Ramadan in Carcere” su tutto il territorio nazionale. L’intenzione futura è quella estendere il progetto, con la collaborazione del garante dei diritti dei detenuti, ai 5.323 detenuti marocchini (8% dei 67.000 carcerati totali) presenti sul territorio italiano. Stiamo inoltre operando per la sensibilizzazione della comunità, in collaborazione con le istituzioni italiane e marocchine, per abbreviare i tempi dell’iter amministrativo del rimpatrio delle salme in Marocco che rimane ancora lungo e costoso, una media di 3.000 euro solo per la salma a cui si devono aggiungere le spese per i familiari che la accompagnano e la sepoltura.
I cittadini egiziani sono di nuovo alle urne il 3 e il 4 gennaio. Questa volta (la terza) saranno il Sinai, vari governatorati del Delta e del centro del Nilo e i villaggi del deserto ad essere chiamati a votare.
Il Natale 2011 sembra particolarmente essere all'insegna del desiderio di pace e riconciliazione. Dalle parole di Papa Benedetto XVI agli auguri della comunità musulmana.
All'interno del progetto "Nuovi cittadini e spazi comuni", che mira a favorire la coesione sociale nella città, mercoledì 19 ottobre si terrà a Torino l'incontro "Apporti culturali e condivisione di saperi: conoscersi per riconoscersi" con la presenza della Coreis e dell'Umi.