di Sudarsan Raghavan
In una base della polizia in questa capitale segnata dalla guerra, i giocatori della squadra nazionale di calcio under17 si allenano per la partita contro l'Egitto. Il loro campo da gioco è un pezzo di terra abbandonato e dissestato coperto di fango, sassi e lattine arrugginite. Non ci sono porte. “I combattimenti stanno mettendo a rischio la nostra possibilità di allenarci”, si lamenta Yusuf Ali, il coach della squadra mentre i suoi giocatori si destreggiano con la palla evitando le pozzanghere dalle dimensioni di piscine.
Se pensate che il peggio che una squadra nazionale di calcio possa fronteggiare è l'infortunio dei giocatori, ammonimenti da parte degli arbitri o i fan chiassosi che soffiano dentro migliaia di corni di plastica chiamati vuvuzelas, pensate meglio. In Somalia, giocare a calcio è un gioco contro la morte. Per i tifosi di calcio somali, anche solo per guardare i Mondiali di Calcio quest'anno, i primi in Africa, c'è stato bisogno di una buona dose di coraggio.
Al-Shabab, la milizia islamica estremista che sta portando avanti una campagna di terrore per tutta la Somalia, ha fatto divieto di giocare a calcio in molte aree sotto il suo controllo. La milizia legata ad Al-Qaeda, insieme con Hezb-i-Islam, un gruppo estremista rivale, ha proibito di mandare in onda i Mondiali, descrivendo lo sport come un “atto satanico” che corrompe i musulmani.
I militanti hanno preso brutalmente di mira i politici, religiosi e operatori di pace – chiunque sfidasse i loro punti di vista estremisti. Ma nello scorso mese hanno ucciso almeno cinque persone e arrestato molti altri per aver guardato i Mondiali. Hanno arrestato e torturato i proprietari dei club di calcio locali sotto l'accusa di pervertire la gioventù.
Ciononostante, i giocatori della squadra nazionale di calcio somala hanno continuato, facendo del loro meglio per allenarsi e per giocare. Migliaia di somali che vivono nei territori controllati da al-Shabab sono andati nelle fasce di territorio sotto il governo di transizione sostenuto dagli Stati Uniti per guardare le partite di calcio.
La federazione di calcio somala ha dichiarato la sua sfida nei confronti degli ordini di Al-Shabab niente meno che una lotta per la gioventù della nazione. “Se facciamo giocare i giovani a calcio, al-Shabab non può reclutarli per combattere”, ha detto il presidente della federazione di calcio somala Abdulghani Sayeed che si trova in un hotel altamente sorvegliato della capitale Mogadiscio. “Questo è il vero motivo per cui al-Shabab ci combatte”.
“Non abbiamo altra scelta che la morte”
La squadra di Ali può solo giocare nella base di polizia: al-Shabab ha preso il controllo di entrambi gli stadi di Mogadiscio per allenare le loro reclute che hanno per la maggior parte meno di 17 anni.
Dal crollo del regime di Siad Barre nel 1991, un'incessante guerra civile ha bloccato lo sviluppo dei calciatori somali. La squadra nazionale non si è mai qualificata per i Mondiali né per per la Coppa delle Nazioni Africane, il campionato del continente. Con l'ascesa di al-Shabab, il loro mondo si è chiuso più che mai – geograficamente e psicologicamente.
I militanti hanno strappato i bambini dai campi di calcio per obbligarli a unirsi alle loro milizie Molti giocatori hanno lasciato con le loro famiglie le zone controllate da al-Shabab. Hanno portato con loro la paura e la mancanza di fiducia nella possibilità che il governo debole possa proteggerli.
“Io non vado da nessuna parte. Me ne sto nel mio appartamento”, dice Mahad Mohammed, 16 anni, un membro della squadra che vive con i suoi genitori. “E' possibile che al-Shabab mi arresti o che mi obblighi ad unirmi a loro”.
Si tratta di una vita che Mohammed ha già vissuto. E' stato un bambino soldato. A 11 anni è stato la guardia del corpo di uno dei signori della guerra. A 14 anni il suo capo è stato assassinato e Mohammed è tornato al suo villaggio per giocare a calcio. Una federazione ufficiale di calcio somala lo ha notato e ha deciso di dargli una possibilità.
“Non voglio tornare a quella vita”, dice Mohammed.
La maggior parte dei calciatori mantiene un profilo basso, sono attenti perfino nella scelta delle parole. “Nessuno parla di al-Shabab”, dice Ali. “Se li critichiamo, veniamo attacati”.
Anche la federazione si trova in una situazione delicata. L'ufficio principale si trova all'interno del mercato di Bakara, controllato da al-Shabab. Ma i suoi membri sono troppo spaventati all'idea di spostarlo nel territorio del governo. “Al-Shabab penserebbe che sosteniamo il governo e aumenterebbe gli attacchi nei nostri confronti”, ha spiegato Sayeed.
“Se vi uccidiamo, sarete più vicini a Dio”; così comincia un'e-mail inviata alla federazione di calcio somala a dicembre. E' stato ciò che ha obbligato la federazione a rinunciare all'idea di organizzare un torneo di calcio nazionale. Ma questa scelta non ha fermato al-Shabab dall'inviare una seconda mail 12 giorni dopo per aumentare la pressione. “Questo è l'ultimo avvertimento perchè seguiate il cammino dell'Islam. Se non lo fate, non avete altra scelta che morire”, si legge nell'e-mail. “Credete che la polizia dei non credenti possa garantire la vostra sicurezza?”.
Tuttavia, i membri della federazione sono ancora determinati a mantenere in vita il calcio. In questo mese la federazione sta pianificando un torneo nelle scuole per i bambini fra i 10 e i 12 anni che sono anche le prime reclute per le milizie. “Non lasceremo perdere”, ha detto Sayeed.
Nessuna illusione
Al Supercinema, una malandata sala cinema in un angolo sotto il controllo del governo, delle sedie arrugginite sono state allineate per la finale dei Mondiali di domenica fra l'Olanda e la Spagna. Poster colorati dei film indiani di Bollywood abbelliscono le pareti.
Sei mesi fa, i miliziani di al-Shabab hanno mandato ad Ali Jailani, uno dei proprietari, dei messaggi in cui ordinavano di non far vedere più i film di Bollywood perchè giudicati corrotti moralmente dalle milizie. La sala è stata chiusa. Ma il mese scorso, Jailani ha riaperto per i Mondiali. Era un'opportunità di guadagno troppo buona. Ha cambiato il suo numero di cellulare e assunto cinque guardie armate per proteggere il locale.
Ha detto che mercoledì c'erano più di 500 somali a guardare la semifinale fra Spagna e Germania; molti venivano dalle zone sotto il controllo di al-Shabab. Jailani non si fa nessuna illusione. Se al-Shabab lo minacciasse, “senza alcun dubbio” chiuderebbe.
“Prego che non succeda niente da qui fino a domenica”, dice con un sorriso nervoso.
(13 luglio 2010)
Fonte: The Washington Post
Traduzione di E.D.