Il blitz militare realizzato dalle forze armate israeliane ai danni di una delle navi partite da Cipro e diretta a Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese, a causa del quale hanno perso la vita diverse persone, ha sconvolto l’opinione pubblica e ha visto reazioni da parte di classi politiche, istituzioni, organizzazioni umanitarie e manifestazioni civili spontanee. Nel tentativo di tener conto di tutte le opinioni, voci e reazioni, abbiamo provato ad ascoltare anche i punti di vista delle organizzazioni pacifiste israeliane.
Il centro di informazione israeliano per i diritti umani nei Terrirori palestinesi B’Tselem ha immediatamente sottolineato l’importanza di aprire un’indagine internazionale riguardo le azioni dell’esercito e dei pacifisti. “Una immediata, indipendente ed efficace indagine deve essere aperta per comprendere le circostanze dell’azione militare messa in atto dall’esercito israeliano con l’obiettivo di prendere il controllo delle navi dirette a dare aiuti umanitari alla Striscia di Gaza e che ha condotto alla morte e al ferimento di decine di attivisti. L’indagine dovrebbe essere condotta da ufficiali non militari”.
In modo particolare il comunicato dell’organizzazione sottolinea che è fondamentale “capire se l’esercito ha utilizzato una forza proporzionata e se l’equipaggiamento era organizzato con mezzi adeguati e se soluzioni alternative sono state prese in considerazione”. Il comunicato conclude “prima di giungere a qualsiasi conclusione l’indagine dovrebbe considerare le testimonianze dei presenti all’evento e non esclusivamente le dichiarazioni dei soldati”. Alla richiesta di B’Tselem segue quella di molte altre voci pacifiste in Israele, come quella dell’organizzazione Gush Shalom, che da anni pone tra i suoi principali obiettivi la risoluzione del conflitto e la ricerca di una via di pace per il popolo palestinese e che ha esposto in termini chiari la propria posizione.
“Ciò che è successo è un crimine contro lo Stato di Israele. Un gruppo di persone temerario ed irresponsabile ha dato vita ad un’azione che era certo avrebbe condotto alla morte di persone. Questa operazione è stata immorale e non fa altro che rivoltare contro Israele gli ultimi simpatizzanti presenti nel mondo, conferendo forza a coloro che chiedono che il Paese venga boicottato. Chiediamo che un’indagine in proposito venga presto aperta da parte di una commissione internazionale e che l’immorale e illegale blocco presente nella Striscia di Gaza venga revocato. Enormi danni sono stati fatti. Dobbiamo provare a riparare al meglio possibile.”
Il portavoce dell’organizzazione Adam Keller si è così espresso in merito alle ripercussioni che ci saranno: “Forse l’attuale rabbia che il mondo prova farà comprendere all’opinione pubblica israeliana che la nostra leadership ci sta conducendo a un disastro. Ma il nostro sogno di giungere a una soluzione del conflitto attraverso la creazione di due Stati non deve essere dimenticato. Se questo sogno si realizzerà, potremo forse dire che il coraggio dimostrato dalle persone presenti sulla flotilla non era importante solo per i palestinesi, ma anche per gli israeliani.”
L’attività delle organizzazioni pacifiste in Israele è costante e concreta e queste ultime costituiscono spesso un punto di riferimento importante per la diffusione di informazioni e per gli aiuti portati nelle aree di crisi. C’è da dire che forse, vista l’attuale situazione tesa che vive il Paese, non tutti i portavoce di queste organizzazioni vogliono o possono rilasciare dichiarazioni in merito.
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