Siete stati i primi a criticare la composizione del Comitato. Come valuta le dimissioni di Scialoja e quali effetti potrà avere sul resto del gruppo e sull'immagine del Comitato?
In effetti già a febbraio ci eravamo accorti che la maggior parte dei membri musulmani del Comitato non erano né rappresentativi dal punto di vista religioso, né competenti da quello tecnico, perché l'iniziativa del Ministero potesse essere accettabile. Mentre tra i membri non musulmani, molti si erano espressi apertamente contro l'Islam. Allora siamo stati gli unici a protestare pubblicamente tramite le pagine de Il Sole 24 Ore. É sorprendente il silenzio che vi è stato in questi mesi, almeno fino alle dimissioni di Scialoja. Questo la dice lunga sul servilismo che affligge la comunità islamica in Italia. La nomina dei relatori è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Speriamo però che questo ci porti ad avere maggiore consapevolezza del nostro ruolo nel paese e dei nostri diritti/doveri costituzionali. Per quanto riguarda gli altri membri del Comitato, sarebbe una manifestazione di dignità da parte loro rassegnare le dimissioni. Anche se capisco che molti avranno visto la nomina come una manna dal cielo, acquisendo una visibilità inaspettata e insperata.
Sia lei che Mario Scialoja avete sottolineato che non è concepibile che un comitato per l'islam italiano abbia tra i suoi membri dichiarati islamofobi e personalità non qualificate. Perchè ciò è potuto avvenire a suo modo di vedere?
L'islamofobia è una mentalità che risale almeno a quando l'orientalista Ernest Renan predicava la distruzione dell'Islam, “perché la civilizzazione europea si diffonda”. Era il 1862 e le parole erano lanciate dalla cattedra del Collége de France. Da allora l'islamofobia si manifesta come ossessione nei confronti dell'Islam, nel quale si vede il pericolo per la stessa sopravvivenza dell'Occidente. Si tratta di una paura irrazionale, refrattaria a ogni ragionamento, a ogni evidenza dei fatti, in virtù della quale si possono dire le sciocchezze più clamorose, giustificate per il solo fatto che le si riferisca all'Islam. Molti europei sono islamofobi senza saperlo. E molti parlano continuamente sull'Islam, senza conoscerlo per nulla. Ormai basta scrivere male dei musulmani per diventare un esperto islamista. Questo forse è stato il criterio per la scelta di alcuni dei membri del Comitato. Vi è poi un gruppo di studiosi, alcuni dei quali di chiara appartenenza cattolica. Quindi vengono i soliti noti, già presenti nella scorsa Consulta, che in effetti si trovano meglio a rivestire il ruolo di consulenti, piuttosto che quello di rappresentanti. Il vero scandalo, però, consiste nell'aver convocato un gruppo di illustri sconosciuti senza alcun curriculum, estranei alla comunità, ma vicini a forze notoriamente islamofobiche. Giudichi lei se erano questi gli “esperti” di cui aveva bisogno il Ministero per decidere le sorti della comunità islamica...
Aldilà di questa recente crisi, come vede il futuro dell'islam italiano e in particolare quale ruolo dovrebbe avere la Grande moschea di Roma, dato che è l'unica realtà islamica riconosciuta?
Sono decenni che la Grande Moschea di Roma rappresenta nel bene e nel male il faro dell'Islam in Italia. Non bisogna vederla come una realtà astratta e distante, perché è un bene religioso che appartiene ai musulmani e la cui storia di fatto è scritta da tutti noi. Insieme a Karim Mezran, che insegna alla Johns Hopkins University, abbiamo fondato l'associazione Intellettuali Musulmani Italiani anche per dare un supporto alla Moschea, valorizzando il suo significato simbolico e spirituale. Ci auguriamo che prima o poi la maggior parte delle moschee presenti in Italia trovino significativo e vantaggioso affiliarsi alla Grande Moschea, salvaguardando allo stesso tempo la loro autonomia e competenza locale. Tuttavia, lo diciamo da tempo, proprio perché è un ente riconosciuto, la Grande Moschea ha come interlocutore privilegiato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in particolare la Commissione per le Intese. Se non cambierà radicalmente la natura del Comitato presso il Ministero dell'Interno, resterà sempre la Presidenza del Consiglio il canale privilegiato attraverso cui intavolare un rapporto costruttivo con il governo, avendo sullo sfondo l'intesa come obiettivo: molto lontano, ma raggiungibile.
Infine, come vede il cambiamento avvenuto ai vertici di una delle maggiori organizzazioni islamiche italiane, l’Ucoii.Secondo lei è possibile immaginare i musulmani d'Italia insieme a discutere su un unico tavolo e a quali condizioni?
Non dobbiamo dimenticare ciò che hanno combinato nella vecchia Consulta. É stato il loro atteggiamento ottuso e prepotente a vanificare il lavoro dei precedenti Ministri Pisanu e Amato. Questo non ha fatto certo il bene della comunità e siamo tornati al punto di partenza. Anzi peggio, perché senza il fallimento della Consulta non ci sarebbe stato oggi il pasticciaccio di questo Comitato. È difficile per loro riacquistare una credibilità solo cambiando i vertici. C'è bisogno di tempo e di azioni concrete per guadagnarsi la fiducia dei musulmani e delle istituzioni. Il nostro sogno è sempre quello che tutti i musulmani italiani si ritrovino insieme, abbandonando ogni interesse di parrocchia e di conventicola, in un grande progetto di unità confessionale.
I cittadini egiziani sono di nuovo alle urne il 3 e il 4 gennaio. Questa volta (la terza) saranno il Sinai, vari governatorati del Delta e del centro del Nilo e i villaggi del deserto ad essere chiamati a votare.
Il Natale 2011 sembra particolarmente essere all'insegna del desiderio di pace e riconciliazione. Dalle parole di Papa Benedetto XVI agli auguri della comunità musulmana.
All'interno del progetto "Nuovi cittadini e spazi comuni", che mira a favorire la coesione sociale nella città, mercoledì 19 ottobre si terrà a Torino l'incontro "Apporti culturali e condivisione di saperi: conoscersi per riconoscersi" con la presenza della Coreis e dell'Umi.