03/04/2011 17:59:30
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di Jeffrey Sachs *

Sono molti i fattori alla base delle agitazioni in atto in Medio Oriente: decenni di governo corrotto e autoritario, società sempre più acculturate e mediaticamente connesse e il prezzo del cibo salito alle stelle. Per completare il quadro, in tutto il Medio Oriente (come anche nell’Africa sub sahariana e nella maggior parte dell’Asia meridionale) la rapida crescita della popolazione sta alimentando pressioni demografiche.

La popolazione dell’Egitto, per esempio, è più che raddoppiata sotto il governo di Mubarak, da 42 milioni nel 1980 è passata ad 85 milioni nel 2010. Questo brusco aumento è ancora più sorprendente considerando che l’Egitto è un paese desertico con gli abitanti che si concentrano sulle sponde del Nilo. In mancanza di terra su cui installarsi, la densità della popolazione sta raggiungendo un punto di rottura. Il Cairo è divenuta una regione di circa 20 milioni di persone che vivono fianco a fianco supportate da strutture inadeguate.
La crescita rapida della popolazione significa anche un alto tasso giovanile. Infatti, metà della popolazione egiziana è al di sotto dei 25 anni. L’Egitto, come decine di paesi del mondo, si trova di fronte alla grande sfida, alla quale spesso non riesce a dare risposta, di assicurare un lavoro produttivo e remunerativo a questi giovani.

Il mondo lavorativo non tiene il passo della crescita della popolazione, almeno non nel senso di lavori decenti con paghe decenti. Il tasso di disoccupazione dei giovani (fra i 15 e i 24 anni) in Nord Africa e Medio Oriente è del 30% o più. La frustrazione della gioventù disoccupata o relativamente occupata si è riversata per le strade. […]

I paesi mediorientali dovrebbero elaborare delle strategie per migliorare la qualità e aumentare la durata dell’istruzione, investire nella formazione lavorativa, realizzare degli stage nel settore privato e sviluppare aziende di piccole e medie dimensioni.

Dovrebbero anche identificare dei progetti per la realizzazione di infrastrutture che assicurino la produttività del settore privato. E devono collaborare per aumentare l’integrazione regionale del commercio affinché sia possibile creare un mercato più ampio.

I leader autoritari deposti - Zine El Abidine Ben Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto e forse il Colonnello Muammar Gheddafi in Libia – hanno messo da parte miliardi di dollari sottratti al tesoro pubblico. Questi soldi andrebbero recuperati e destinati ad un fondo speciale per l’occupazione giovanile.

Inoltre, con il prezzo del petrolio che è salito nuovamente oltre i 100 dollari al barile, gli stati del Golfo stanno vivendo un periodo di grande prosperità. Anche loro dovrebbero creare un fondo speciale per l’occupazione dei giovani della regione attraverso la Banca Islamica di Sviluppo.

Non esiste maniera migliore di utilizzare le risorse della regione di quella di assicurare ai giovani educazione, abilità e lavori di qualità.

* Jeffrey D. Sachs è professore di economia e direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. E’ anche Consigliere Speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per i Millennium Development Goals

(03 aprile 2011)

Fonte: Project Syndicate

Traduzione di E.D



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