24/08/2010 16:17:58
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di Elena Dini

Quando in Italia si sente parlare di cappellano, il pensiero vola subito a un sacerdote. Il che vuol dire cristiano cattolico, facente parte del clero e uomo.

Non è così dappertutto. Negli Stati Uniti oggi la situazione è differente. L'istituzione della cappellania all'interno di alcuni organismi pubblici – esercito, università, ospedali, prigioni - è un'istituzione di vecchia data che a partire dal 1995 riguarda da vicino anche la realtà musulmana.
Shareda Hosein, attualmente consigliere per l'impegno culturale per l'esercito statunitense, ha svolto il ruolo di cappellano dal 2006 al 2008 alla Tufts University di Boston.

"Oggi ci sono due tipi di persone che possono diventare cappellani: un membro del clero o un leader laico – mi spiega Shareda -. Quello che il cappellano è chiamato a fare per la sua comunità, è amministrare i riti religiosi, occuparsi della pastorale e svolgere un ruolo di sostegno e counseling elaborando anche dei programmi di formazione sia nel campo dell'educazione religiosa che in quello umano". Proprio per questa funzione "allargata" che i cappellani si ritrovano a svolgere, la loro figura si comincia a mostrare attraente anche all'interno delle aziende che considerano importante il ruolo che possono ricoprire anche nella risoluzione dei conflitti e nella mediazione.

Ovviamente parliamo di figure preparate a svolgere questo tipo di mansioni anche se la certificazione richiesta per la posizione di cappellano non è semplicissima da ottenere per un musulmano. I cappellani ebrei e cristiani hanno molte possibilità di frequentare un Master in Teologia di 48 o 72 crediti affiancato poi da un programma di stage formativo in educazione pastorale clinica che viene proposto per far affrontare al futuro cappellano varie situazioni problematiche mentre è ancora affiancato. Ma "attualmente, l'unica istituzione che fornisce una certificazione ufficiale per i cappellani musulmani è l'Hartford Seminary. E' tuttavia vero che solo in campo militare è richiesta assolutamente questa certificazione riconosciuta – ammette Shareda -. Negli altri campi, se l'imam è ben formato può venir accettato lo stesso"

E anche una donna può essere cappellano. In vari posti sono suore e non sacerdoti a lavorare come cappellani. E lo stesso vale per le cappellanie musulmane. "E' la consocenza islamica a fare la differenza fra un individuo e l'altro – dichiara Shareda -. La tendenza però che osservo è che, per esempio, le maggiori università scelgono cappellani musulmani uomini. Effettivamente, l'unica cosa che una donna non può fare è guidare la preghiera del venerdì". Mi viene in mente però che si corre il rischio di avere degli uomini fortemente a disagio nel trattare alcuni temi personali con una donna. Ma l'esperienza di Shareda è stata diversa. "Molti studenti e persone con le quali ho parlato in questi anni mi vedevano come una zia o come una sorella maggiore. La relazione alla pari che si stabiliva mi ha reso il lavoro più semplice. Molti considerano più semplice parlare con una donna per la nostra natura più gentile e attenta ma ovviamente – conclude - non sempre e non per tutti è così. E' per questo che ci sarebbe bisogno della presenza sia di un uomo che di una donna".

Shareda ha cominciato a lavorare come cappellano dopo l'11 settembre, una data che, spesso lo si dimentica, ha segnato molto anche la comunità musulmana americana. "Dopo l'11 settembre la presenza di un cappellano musulmano in un campus universitario faceva sentire i giovani musulmani più sicuri perchè sapevano che c'era una persona adulta che li avrebbe comunque protetti".

Oggi la richiesta di cappellani musulmani è alta ma purtroppo l'offerta economica per questo tipo di posizioni non è estremamente competitiva per una persona formata teologicamente ad alti livelli.
Quante probabilità ci sono che l'Italia segua gli Stati Uniti sulla strada dell'offerta religiosa in alcune istituzioni pubbliche?

(24 agosto 2010) 

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