Ali Hassoun, pittore libanese d’adozione italiana, è il primo musulmano a dipingere il drappo del Palio di Siena del 2 luglio, dedicato quest’anno al 750° anniversario della battaglia di Montaperti, combattuta tra i guelfi fiorentini e ghibellini senesi. Domenica scorsa presso il complesso Santa Maria della Scala a Siena è stata inaugurata una sua mostra sui Bozzetti del Palio. L’esposizione rimarrà allestita fino al 18 luglio.
Hassoun nasce nel 1964 a Sidone a sud del Libano, dove si è diplomato al liceo scientifico. Arriva in Italia nel 1983: “Ho abbandonato il Libano – ha raccontato Hassoun - in una fase di guerra estrema (guerra del Libano, 1982, ndr), giunta fino a Sidone con l’arrivo d’Israele. Ero solo, conoscevo poche parole d’italiano ma avevo una gran voglia di costruire un mio percorso identitario. All’inizio è stato molto difficile, ma poi con l’avvicinamento al Sufismo ho trovato un’armonia tra le culture e, in seguito, anche nella ricerca artistica”. Frequenta la scuola di italiano per stranieri di Siena “dove mi hanno invitato a tornare il 6 luglio prossimo per parlare della mia esperienza”. Si iscrive all’accademia di Belle Arti di Firenze, salvo poi laurearsi sempre a Firenze in Architettura. Lavora inizialmente come architetto a Siena ma poi decide di dedicarsi completamente alla sua vera passione: l’arte. Dal 1992 vive e lavora come pittore a Milano.
Il tema più ricorrente nei suoi dipinti è il viaggio, inteso come strumento per esplorare esperienze e visioni eterogenee. Hassoun propone un’idea di umanità come qualità universale comune fra tutti i popoli, che prescinde dalle differenze religiose e politiche. “Io sono un viaggiatore – ha spiegato il pittore – perciò guardo il mondo come se fossi in un continuo viaggio sia interno che esterno. Mi faccio interprete di culture diverse ma confrontabili. Elaboro un gioco nei miei dipinti per spingere l’osservatore ad una riflessione. Il messaggio è semplice. I concetti sono semplici. La semplicità appartiene all’arte, è sempre stato così”.
Collabora con Yalla Italia, inserto mensile pubblicato da Vita Magazine che si occupa del dialogo interculturale, seppur afferma che “il ruolo dell’artista debba essere sempre autonomo. Ovviamente mi interesso ancora al dialogo tra le culture ma in modo diverso rispetto a quando ero nella confraternita sufi di Milano. Ora questo interesse è veicolato dalla mia pittura, dalla sua imprevedibilità”.
Tra le ultime mostre personali di Hassoun, oltre a quella contemporanea prima citata, ricordiamo “Alì Hassoun. Alla confluenza dei due mari” (12 febbraio – 10 marzo 2010), che ha avuto luogo a Siena presso i Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico. La mostra antologica, curata da Martina Corgnati, prevedeva l’esposizione di circa 60 opere, dal 1995 in poi, in cui la tradizione pittorica occidentale si fonde a quella orientale, grazie all’incontro tra la cultura tradizionale-spirituale del misticismo islamico e quella dinamica-evolutiva dell'Occidente. Sulla scia della mostra è nato il catalogo, edito da Skira in edizione bilingue (italiano/inglese), contenente saggi dello stesso artista e della moglie Paola Martino con cui ha avuto una figlia.
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